The Wombats @ Circolo degli Artisti [Roma, 15/Ottobre/2008]

700

Mi preparo a una serata da solo. I diciotto euro di biglietto hanno allontanato amici e conoscenti come la peste. Pezzenti. Non è la serata adatta per restare soli, qui gli adolescenti arrivano a frotte coi loro pantaloni stretti e parlano, ridono, si toccano. Mi sento un’alieno e cerco rifugio nell’alcol, quando m’imbatto in un’amica entrata proprio grazie ad un nerd-ticket. Sospiro di sollievo. Basta dare un’occhiata dentro per capire che le previsioni erano quanto mai azzeccate. La sala è strapiena. Corpi palpitanti che reggono birre. Tante belle magliette. Il popolo del fish’n’chips è in trasferta qui, stasera. Più rumorosi di una squadra di rugby. Molto più giovani dei soliti frequentatori del Circolo. I Wombats salgono sul palco e fra gli applausi attaccano con ‘Kill The Director’. ‘Lost In The Post’ a seguire. I fab three di Liverpool sanno come far muovere una platea. E stasera il singer Matthew Murphy è immerso dentro a un’aura di simpatia contagiosa, a cui risulta difficile resistere. Energia pressurizzata pronta ad esplodere. Il ritornello di ‘Moving To New York’ coglie nel segno. E credo che convinca anche i più riottosi. Anche chi, come me, si è avvicinato a questo gruppo coi (sani) pregiudizi derivati dalle false aspettative sulla stragrande maggioranza dei loro colleghi indiepoppettari. Ma sono felice di sbagliarmi. Complice un sapiente uso delle luci, il concerto incede precipitosamente e coinvolge anche le ultime file. Alle prime si fa people surfing. Quando i Wombats annunciano ‘Let’s Dance To Joy Division’ le mani si alzano e la gente acclama con impeto calcistico. Dal palco rispondono con coretti intonati quasi come su disco. E dopo la parentesi all’olio di rose di ‘Little Miss Pipedream’, che scorre via dolce e delicata, i tre tornano per il bis. Murphy sorride sorpreso quando sente i ragazzi del fish’n’chips che cantano ‘Backfire At The Disco’. Il gran finale è aiutato dalle luci stroboscopiche, che illuminano la sala come una discoteca d’altri tempi. Che dire? I Wombats sanno vendersi. E si impegnano sul serio per non deludere i fan. Speriamo che sopravvivano a loro stessi. Che poi alla fine non si riesce a vederla come puerile, questa loro innata passione per il divertimento. Magari i ragazzi delle discoteche house si convertissero alle note di ‘Let’s Dance To Joy Division’, il prossimo Sabato sera.

Filippo Bizzaglia

4 COMMENTS

  1. Bene io a quel concerto c’ero, ero nella piccionaia del Circolo, ben concentrata su un’iimpresa impossibile, che la maggior parte dei miei colleghi ha saggiamente scartato( del resto come canta il Pete “i’m so claver but not very wise”) imbastire un djset prima e dopo la mirabolate performance dei Wombats, di mercoledì con un pubblico che sa solo la strada del fish n chips e ritorno il venerdì sera. Insomma ero il trascuratissimo dj, che per altro ha dovuto lottare con un c dj difettoso per tutto il fottuto tempo…ma questa sarebbe un’altra storia. Lasciamo andare.
    Allora ma quando lo diciamo che questi Wombats sono la solita minestrina indie riscaldata con una spolverata FLUO a mo di parmiggiano sopra???!!!! Una NOIA….non si può restare impressionati dai 14enni che fanno surfing in prima linea, lo fanno perchè son giovini e perchè leggono NME e impazziscono alla sola idea di mandare una loro foto vestiti come gli erori della maledetta rivista mentre fannno i pazzerelli a un live….ma analizziamo loro…i Wombats…SENTITI RISENTITI STRASENTITI…sono giunta a invocare Atlantis to Interzone dei loro noti predecessori Klaxsons…per lo meno la lagna era simpatica sulla base elettrica.
    Secondo me andiamo avanti cibandoci della materia che continua a fuoriuscire dall’esploso bubbone indie rock senza renderci conto che non ha più nulla da offrire a nessuno!

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