The Wombats @ Circolo degli Artisti [Roma, 10/Aprile/2008]

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Il vombato è un simpatico marsupiale, un animaletto della fauna australiana. The Wombats, invece, sono tre schizzati della fauna di Liverpool. O meglio, due esemplari maschi di Liverpool e un esemplare di vichingo magrolino norvegese. I vombati di Liverpool sono un po’ l’evoluzione degli antenati Arctic Monkeys (primati artici?), The Strokes e – permettetemi – dei Beatles, ma solamente perché questi tre ragazzini si sono conosciuti alla Liverpool Institute of Performing Arts di Sir Paul McCartney. E i Wombats sono anche la band che Macca ha chiesto come spalla per il suo tour. Ma questo poco conta. Tinte marcatamente pop al Circolo degli Artisti per questo gruppo indie pop, ma anche indie rock e new wave (non ho ancora capito la differenza). Iniziano con la divertentissima ‘Lost In The Post’ e proseguono con ‘School Uniform’ a ritmo di zompetti. Dannatamente inglesi, fomentano il pubblico con i singoloni ‘Kill The Director’ e ‘Moving To New York’. Tutti insieme per un’unica sudata generale. E non c’è bisogno di ascoltare ‘Let’s Dance To Joy Division’ per sentire nei Wombats quel pizzico di punk che non guasta mai (aggiungiamo quindi alla classificazione anche pop punk, questa però lo è davvero). Ma poi arriva il dramma: sopraggiunge la noia e un’ora (forse una e mezza) di concerto diventa troppa, forse perché ci si aspetta un po’ di più che la riproduzione di un solo disco (‘The Wombats Proudly Present… A Guide To Love, Loss And Desperation’), ma poi mi viene in mente che di dischi in attivo i Wombats ne hanno solo uno e ricomincio a ballare anche perché chi non si ritrova nel grido “this is not Bridget Jones” di ‘Kill The Director’? Niente dramma quindi per questa band pop punk indie pop (mi sono decisa) che decisamente trasmettono un’allegria che si mescola a testi disperatamente ironici e festosi, vedi la tiratissima ‘Here Comes The Anxiety’. Poi, suonati i singoloni, rimane tutto nell’ordinario e nel “già sentito” che trasforma gli zompetti in un tenere il tempo col piede. E ricomincia il dramma. Singoloni a parte, poca energia, entusiasmo che si smorza e l’eco di qualche ritornello.

Serena Buscema

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