The Winstons play ‘The Piper At The Gates Of Dawn’ @ Largo [Roma, 21/Dicembre/2017]

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1967-2017. È passato appena mezzo secolo dall’uscita del primo album in studio dei Pink Floyd. “The Piper at the gates of Dawn” è la regina delle pietre miliari, quell’album che sta stretto in tutte le classifiche, il più influente, l’album dell’inizio e del non ritorno. L’unico realizzato per intero con il primo leggendario frontman Syd Barret, un esordio epico per la band britannica che ai tempi non fu seguito (incredibilmente) da un altrettanto epico tour di successo bensì dal pesante collasso mentale del genio creativo Barret. Cinquant’anni portati d’incanto per il capolavoro discografico che continua ancora oggi ad ispirare band, creatore di un genere e dei suoi derivati. Celestiale colpa sua se oggi ci riempiamo la bocca, il più delle volte a sproposito, con la parola “psichedelia”. Alienazione e straniamento onirico sono le immagini sonore ridondanti del disco, forse il più o addirittura unico album veramente psichedelico dei Pink Floyd. Ed è proprio in occasione di questo anniversario che il power trio The Winstons band formata da Roberto Dell’Era, Enrico Gabrielli e Lino Gitto, ha deciso di celebrarli con un breve tour esclusivo avvalendosi della collaborazione di Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e di Alberto Ferrari (Verdena) interpretando fedelmente l’intero disco.

Per la data romana è stata scelta la nuovissima sala concerti di Largo Venue pronta ad accogliere il numeroso pubblico. Alle ventitré in punto inizia il live che come da copione segue la scaletta dell’album creando un’atmosfera decisamente rilassata complice anche l’attitudine della band e l’assenza di leaderismo assoluto nella formazione. Perché i Winstons sono così, forse una delle uniche band italiane a non avere un frontman e a contribuire parimenti all’ottima riuscita del live come abbiamo potuto constatare poco tempo fa in occasione del loro concerto al Monk di Roma. ‘The Piper at the gates of dawn’ è proprio quell’album che, a parer di chi scrive, sintetizza con le sfumature di ogni caso, i singolari stili dei protagonisti del live esclusivo. In ogni brano di questo maestoso album non è difficile cogliere quelle note che hanno ispirato il lavoro sperimentale tra progressive e psichedelia dei Winstons, qualche eco dei Verdena e probabilmente su tutti Marco Fasolo con i Jennifer Gentle. Ed è proprio su questa linea che si sono mossi i nostri durante il live interpretando ognuno il brano che meglio li vestiva; vedi l’interpretazione per “The Gnome” fedelmente eseguita addirittura pronunciando le “erre arrotolate” tipicamente british, o le lunghe code strumentali fautrici di atmosfere irreali. Ipnotico e trascinante il groove di basso e batteria su “Lucifer Sam”. Insomma poco più di un’ora di live godibilissimo e non la semplice, e talvolta patetica, esecuzione dell’ennesima cover band, ma una vera e propria celebrazione. Un’esibizione curata e rispettosa, guidata per tutto il concerto dall’interpretazione fedele da parte della super band che saggiamente non ha aggiunto né tolto nulla a questo album di per se perfetto.

Melania Bisegna

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