The Warlocks + Dead Rabbits @ Monk [Roma, 10/Settembre/2016]

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Sogno di una notte di inizio autunno, dopo l’anteprima di maggio scorso la nuova realtà del Rome Psych Fest prende sempre più forma. Da che ad inaugurare questo progetto erano state le migliori realtà nazionali quando in primavera sul palco del Monk andò in scena il Rome Psych Fest “preview”, nell’appuntamento di sabato si sono visti anche i primi nomi internazionali. Il tris di band che ha dato vita a questo “Warm up” è stato composto dai californiani Warlocks, dagli inglesi Dead Rabbits ed infine dai Sonars, a fare da portabandiera nostrani. Il giovane trio proveniente da Bergamo (ma con 2 componenti originari di Brighton, UK) ha impressionato i presenti con una godibilissima proposta, stilisticamente sulla scia di sonorità vicine a Temples e Tame Impala, rese con personalità e mostrando una presenza scenica sobria, ma al tempo stesso intensa e diretta, non a caso appena finita la loro esibizione, più di uno tra il pubblico ha fatto una capatina al banchetto del merch per acquistare l’EP, ‘Jack Rust and The Dragonfly IV’. I Sonars lasciano il palco agli inglesi Dead Rabbits, anch’essi giovani di ottime prospettive, ma attivi da più tempo, con già 3 album alle spalle ed entrati nelle grazie dell’etichetta psych Fuzz Club Records, tra le più importanti in Europa, che ha prodotto i primi due lavori. A grandi linee il loro stile si può dire conforme agli standard della neopsichedelia targata Brian Jonestown Massacre, specialmente per quanto riguarda i primi due dischi, caratterizzati da ambienti molto onirici e dilatati, per quanto con l’uscita dell’ultimo ‘Everything is a Lie’ si segnala un cambio di marcia verso ritmi più sostenuti, senza prendere troppe distanze dal sound descritto poc’anzi, ma che nell’economia di un set dal vivo giova alternando momenti di estraniazione ad altri più animati.

Chiudono la serata i Warlocks, che tornano a Roma a distanza di 2 anni e mezzo, quando si esibirono al Circolo degli Artisti. La loro esibizione è massiccia, come un treno che parte blando e poi quando parte o ci salti sopra al volo e lo cavalchi oppure ti travolge e ti trascina. Del resto con uno schieramento composto da ben quattro chitarre è difficile aspettarsi qualcosa di differente da un muro di suono che poi si traduce visivamente in un banco di nebbia variopinta, data dal fumo del palco, dal quale emergono le sagome dei componenti della band e fuoriescono riff come fulmini in una tempesta elettrica. Serve poco ai Warlocks per portare a casa la situazione, forti della loro esperienza pluridecennale, oltre che della loro variegata produzione che si poggia su pubblicazioni improntate su un sound che svaria da sonorità più solari e danzanti come nel caso di ‘Shake The Dope Out’ (tratta dal primo LP, ‘Phoenix’, 2003) ad altre più acide ed ipnotiche come quelle selezionate dall’ultima fatica in studio ‘Songs From the Pale Eclipse’. Soddisfacente anche la risposta e la partecipazione del pubblico, che testimonia che quella psych romana è una scena viva che può sognare in grande, anche oltre la dimensione del piccolo club underground e che lascia ben sperare in vista dell’imperdibile appuntamento dell’1 e 2 ottobre con il Rome Psych Fest vero e proprio.

Niccolò Matteucci

Foto di Eliana Giaccheri

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