The Vibrators @ Init [Roma, 15/Ottobre/2009]

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All’Init stasera l’atmosfera è di fuoco, nonostante la delusione di alcuni per il mancato concerto dei Total Chaos che dovevano esibirsi qui proprio oggi. All’entrata, poco prima di “immergermi”, apprendo infatti che la band californiana ha saltato completamente tutte le date previste in Italia. Fortunatamente a iniettarci la cospicua dose di punk ci sono i grandissimi Vibrators: punk ’77, in poche parole STORIA. Come tanti gruppi di quegli anni esplosivi che ancora oggi riempiono locali in tutto il mondo (penso ai Buzzcocks, ai Damned o agli Adicts) c’è grande attesa e voglia di divertirsi. Vedo il bassista della band, Pete, chiacchierare con delle ragazze prima del concerto. Vedo amici e visi noti della scena punk capitolina. Iavan dal ciuffo biondo mi fa un ghigno alzando il suo jack’n’cola: poco dopo ci ritroveremo sudati e ubriachi sotto al palco.

Ad aprire ci sono i Fourth Sin, giovane band di Roma che propone un trash-hardcore bello spinto, tendente alla New School (Agnostic Front, Sick Of It All ecc…). Sinceramente incazzati, i cinque suonano egregiamente ma si perdono in dettagli: sono forse troppo impegnati a “prendere tempo” per intrattenere o fomentare il pubblico, cosa giustissima, ma per chi attende solo ed esclusivamente i grandi del passato come i Vibrators risultano decisamente noiosi.

A seguire quindi un cambio veloce, il tempo di prendere un’altra birra, e i Vibrators sono sul palco: come solo i più grandi sanno fare, non si fermano un secondo per almeno 5 o 6 pezzi, e il locale, finalmente, si “illumina”. La scaletta è lunghissima e costituita da i loro pezzi migliori: Eddie, Pete e Nigel sono compatti, un muro sonoro dalle melodie aggressive e irresistibili. Pian piano il pogo cresce nella sala e l’atmosfera si surriscalda su pezzi come ‘Baby baby’, ‘Disco In Mosco’, ‘Yeah, Yeah, Yeah’, ‘Automatic Lover’, ‘London Girls’, ‘Pure Mania’ e tanti altri. Tutti e tre cantano e parlano al pubblico, dal determinato e infaticabile batterista Eddie allo smilzo bassista Pete (il suo stile/look mi fa pensare al punk, è veramente velenoso quando suona) mentre il “grande” chitarrista Nigel offre non solo i soliti tre quattro accordi ma anche bei riff e assoli incendiari. Un concerto ottimo, ben strutturato, una grande band che mantiene il rapporto con il pubblico che caratterizza l’approccio punk alla musica. Uscendo mi sento soddisfatto. E penso che fortunatamente mi capita spesso negli ultimi tempi. Me ne torno a casa con la voglia di rispolverare ‘Pure Mania’ e ‘V2’ che avevo comprato a Londra qualche anno fa e che forse non avevo ascoltato abbastanza.

Marco Casciani