The Vibrators @ Freakout [Bologna, 24/Gennaio/2013]

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Una locandina sbilenca vicino ad una edicola di Piazza Verdi attrae la mia attenzione. Vibrators al Freakout. Uhm, sto a Boologna da solo due anni ma il nome del locale mi è completamente nuovo. Ok, Vibrators, dai, facciamo un salto. Mai stato grande fan ma, vista la penuria di concerti qui in città, è come la manna. Scopro che il Freakout è sotto un ponte e che hanno aperto a dicembre. All’ingresso butto un occhio distratto alla programmazione, occhio che immediatamente inizia a brillare come Paperone all’idea dei dollaroni: Metz, Meteors, Amusement Parks On Fire, Mono (!!!), Mojomatics, Mike Watt, tutti a Febbraio. Bologna, o meglio Freak Out, inizio ad amarti. Il locale è talmente piccolo che non ci stanno più di 100 persone stipate. Fantastico. Al bar la birra costa 3e. E i fumatori vengono accompagnati alla porta. Il primo che mi dà un botta sulla schiena incespicando è Darrell Bath, lo riconosco dal cappello, dalla coppola e per scusarsi mi offre un brindisi, ma con il mio bicchiere. Darrell è una specie di divinità del rock and roll. Ex Dogs D’Amour, e Ian Hunter, quando Ian lo chiamò per sostituire Mick Ronson sul bellissimo ‘Dirty Laundry’ è attualmente in giro sia con i Vibrators che con il nuovo progetto del cantante dei The Boys, Honest John Plain. Insomma, uno che sa come muoversi nella storia del rock and roll e del punk!

Il gruppo spalla sono gli Horror Vacui di cui avrei fatto molto volentieri a meno. Una sorta di dark punk senza pretese, fiacco e senza nerbo. I pezzi tutti troppo impastati, fiaccano il mio orecchio nell’immediato. Tutt’altra cosa la resa sonora di chi suona ininterrottamente da trent’anni. I Vibrators fanno, al contrario, di chi li ha preceduti, una grandissimma figura. Da anni assisto al ritorno di tante ex-band degli anni ’70 e, tranne TV Smith, Radio Birdman, The Boys e SLF, mi sono sempre ritrovato ad annoiarmi e a provare un po’ pena per chi saliva sul palco. I Vibrators appartengono alla prima categoria. Ancora credibili e con un suono che gli rende onore, suonano pienamente convincenti coinvolgendo il folto pubblico che ha stipato la saletta, tra cui un punk con i capelli a forma di ragnatela e ragno incluso. I classici si fanno sentire, corroboranti e adolescenziali, soprattutto la mia preferita in assoluto ‘Automatic Lover ‘ e hanno tutta la loro freschezza, così come il batterista che ce la mette tutta per far ritornare il bel tempo che fu e per far finta di essere nel 1977. Non sarà possibile ma la band non è affatto un bluff. Darrell è un guitto, un piccolo folletto glam punk dall’animo romantico ma sbronzo, schitarra e fa le boccacce. Gran serata e tutti soddisfatti. Assolutamente tutto all’altezza della situazione, pubblico, band, locale e prezzo della birra!

Dante Natale