The Vibrators @ Cox18 [Milano, 16/Ottobre/2009]

469

“Urca che frech!”. Siamo in inverno ragazzi e i locali di Milano si inzuppano di nuovo di ragazzi e ragazze per evitare il “frech”, come lo chiamano qui. Non sempre però ciò è possibile se decidi di andare ad assistere ad un concerto in un posto sottodimensionato per la caratura del gruppo ospitato. E’ il caso del Cox18, centro sociale di prestigio della Milano che ha resistito nella seconda guerra mondiale e che cerca di resistere, seppur timidamente, in questo particolare frangente di secolo. Nulla da eccepire per l’organizzazione. Nulla da ridire per la location, degna di un evento del genere, ma vedere, o meglio, tentare di vedere i Vibratori dall’inizio alla fine è stato davvero duro.

Una band, che ha esordito al 100 Club, la mecca del primo punk britannico che ha ospitato Sex Pistols, Siouxsie, Damned, Clash e molti altri; un gruppo che non ha mai disdegnato l’attività live. La prima volta che li vidi fu nell’inverno del ’95 a Londra, in un’improbabile locale situato a Soho. Suonarono sotto falso nome e con le facce dipinte di verde. Erano infatti in incognito per testare ‘Unpunked’ che uscì dopo qualche mese. Nel cortile del Cox18 intravedo vecchie e nuove facce come sempre in queste occasioni: giovani punk e flotte di nostalgici dell’underground milanese del tempo che fu giunti da ogni parte della provincia (anche dalla Svizzera) per godersi puro punk d’annata, o se preferite, dannato. In fondo, stiamo parlano di Knox & C., della band che ha rappresentato un’importante costola del brit-punk a partire dalle origini, dal lontano, ormai, 1976. Purtroppo però, il fondatore non c’è per questo tour ’09, pare per via di un incidente. Decifrando le news del loro sito, sarebbero dovuti essere in quattro: Nigel, Eddie, Pete e lo stesso Knox. Si ritrovano invece in tre. Ma fa lo stesso, ‘Cash From Chaos’ a parte.

Iniziano i The Doggs col loro logorante old garage rock stile Stooges. Attivi a Milano da qualche anno, Bert, il “Mezza” e la Grace (col loro anche un sassofonista) surriscaldano gli animi del pubblico con il loro pezzi migliori come ‘Underground Drain’, ‘Kiss My Blood’ e ‘Animal’. Impellettati ed eccentrici, affrescano il palco col loro look in perfetto stile anni ’70. Ma non si fermano li: basta notare i tagli che Bert si è inflitto sul petto come a voler rievocare lo spirito “Vicious” del fu “Sidney”. Attendiamo curiosi l’imminente uscita del loro primo album.

Rapido cambio palco. Mi sistemo in un angoletto di circa 50×50 cm, sperando di non venir travolto dall’attesissima pogo-wave. Pete, Eddie e il grassoccio Nigel si fanno largo tra il colorato pubblico scalando con un balzo (accipicchia che agilità!) il palco. Settano rapidamente gli strumenti e attaccano. Il suono è compatto e per niente improvvisato pur considerando l’assenza di Knox. Pete e Eddie si alternano al canto. Il tatuatissimo Pete, in perfetta tenuta psychobilly si muove per tutta l’area del palco sino a raggiungere i risicati margini dietro le spie poste davanti a lui. Cercare di fotografarlo è come voler raccogliere la polvere con un retino. Per qualche istante ho addirittura temuto che si volesse gettare tra il suo pubblico. Eseguono le hits più conosciute come ‘Disco Mondo’, ‘We Vibrate’, ‘Yeah, Yeah, Yeah’, ‘London Girls’, ‘Stranded’ e ‘Automatic Lover’. Vibrano loro, vibriamo noi. Nella mezza luna sotto il palco c’è il delirio: pogo, surfing, finti strangolamenti, salti e simulazioni di espliciti rapporti sessuali addosso alle spie. Speriamo che i Vibrators ripassino da queste parti per il tour 2010 (già in programma) e che ci sia anche Knox, dato che pare siano tra le pochissime punk band ’77 più longeve.

Andrea Rocca