The Vaselines @ Angelo Mai [Roma, 25/Gennaio/2012]

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Solennità che ritrova la solennità. Dinnanzi allo spettacolo assoluto delle terme imperiali di Roma si contrappone quello di una delle formazioni scozzesi più influenti di sempre. Lo-fi prima del lo-fi. Un posto al sole tra i “culti” da perpetrare occupato grazie al patronage di Kurt Cobain che dall’alto della sua onnivora smania musicale (si legga background) nel 1991 coverizza ‘Molly’s Lips’ che verrà successivamente bissata dalla personale versione del classico ‘Son Of A Gun’ e dalla commovente performance di ‘Jesus Wants Me For A Sunbeam’ all’ormai storico MTV Unplugged. Il risultato di questa passione viscerale si materializzerà quando di lì a poco i Captain America – la band post-The Vaselines di Eugene Kelly – supporterà i Nirvana nel celebre world tour. Vita breve durata due EP (sound grunge-oriented misto ai Teenage Fanclub) e cambio di nome in Eugenius per avvisaglie legali partite con tempismo dalla Marvel Comics.

Torniamo alla Scozia, al Lanarkshire, alla piccola Bellshill, 10 miglia a sud-est di Glasgow. Nel 1986 Eugene Kelly (già nei The Famous Monsters) e Frances McKee (già nei Pretty Flowers assieme a Norman Blake dei futuri Teenage Fanclub e Duglas T. Stewart dei futuri BMX Bandits) fondano i Vaselines e sulla piccola label 53rd & 3rd pubblicano i due singoli che ancora oggi li identificano tra i libri di storia: ‘Son Of A Gun’ (con il lato B che include ‘You Think You’re A Man’ cover/omaggio di uno dei successi della drag Divine) e ‘Dying For It’ (proprio ‘Molly’s Lips’ compare nel lato B), opera fondativa che si consuma tra il settembre 1987 e il marzo 1988 (mese e anno in cui scompare a 42 anni proprio Divine). Per il debutto completo (‘Dum Dum’) la coppia si avvale della sezione ritmica composta da James Seenan e Charlie Kelly (fratello di Euegene) ma è solo un fuoco di paglia, con la stessa velocità della loro comparsa tra le nebbie scozzesi, i Vaselines splittano prematuramente e senza clamore. Kelly raggiungerà per un breve periodo i Pastels mentre più tardi la McKee si dedicherà ai Suckle. Dobbiamo sfogliare in avanti il calendario e arrivare al 2006 quando i due musicisti decidono che è ora di rivampare il nome Vaselines che ufficialmente riprenderà vita due anni più tardi. Tralasciando il ritorno discografico ‘Sex With An X’ del 2010 sarà meglio concentrarci sulla loro prima volta in Italia, sulla loro integrità artistica, sulla loro correlazione/collaborazione con una parte dei Belle And Sebastian (Stevie Jackson e Bobby Kildea) chiamata a comporre ed impreziosire la line-up 2012.

Il freddo è cane ma se lo fosse probabilmente riuscirebbe a scaldarci a dovere, poco importa, visto che c’è mezzo stato maggiore nerdico a presenziare all’interno della struttura dell’Angelo Mai. La tribunetta diviene postazione di vedetta ed epicentro di ritrovo della massa fumosa che ben presto i predatori del vizio nicotina lasceranno librare in cielo. Dopo l’apertura destinata a I Demoni (candidamente improponibili) l’attesa trascorre in osservazione e circospezione, fin quando sul palco vengono identificati e osannati i cinque protagonisti della gelida serata. La location è colma, c’è voglia di pogo, c’è voglia di ascoltare quei singoli che han segnato un pezzo di esistenza, c’è voglia di cantare, c’è voglia di chiacchierare tutto il tempo nella zona bar scambiandosi auguri post-festivi e baci ispidi mascolini. Ma i Vaselines iniziano decisamente bene, esperienza, grande mestiere, gusto da vendere. Il primo sussulto è provocato da ‘Monsterpussy’, ma sarebbe meglio dire che i colpi al cuore arrivano (era inevitabile) dal “quel repertorio”, lasciando ai brani recenti il ruolo di dignitosi comprimari, di generosi momenti di separazione, di (a volte) noiosi e/o stancanti momenti d’esecuzione. I siparietti tra Frances e Eugene, incentrati monotematicamente sul sesso e su alcuni luoghi comuni italiani, sembrano quelli tra Sandra e Raimondo, buon per noi che la scaletta è pregna e ricca (fin troppo) così i fremiti giovanilistici prendono il cuore per le palle e le palle per il cuore quando fa capolino la dolcezza assoluta di ‘Jesus Wants Me For A Sunbeam’ (nota bene: nella definitiva antologia ‘The Way Of The Vaselines: A Complete History’, pubblicata dalla Sub Pop nel 1992, il titolo viene modificato in ‘Jesus Doesn’t Want Me For A Sunbeam’) che mantiene pressochè intatto il clamore e l’emozione di un tempo (stesso dicasi di ‘Molly’s Lips’). L’apporto di Mr. Jackson alla chitarra è oscuro ma fondamentale, altresì sottolineato durante il bis che viene aperto da ‘You’re Think You’re A Man’ e chiuso da ‘Dum Dum’. Un’appendice tirata, che trascina le prime file al saltello semi-pogante, che lascia il dolciastro sapore in bocca di aver assistito (in parte) ad un ritorno al passato musicalmente integro, passionale, sincero, che tuttavia non può (ma era logico e pronosticabile) riprodurre per intero lo scalpore, la meraviglia e il turbamento che 25 anni fa fecero della Scozia dei Vaselines il posto più bello dove poter vivere felici. Una favola che la corsa termica che ci separa dal concerto all’automobile fa apparire come un ultimo gesto testamentario.

Emanuele Tamagnini