The Usaisamonster + Capillary Action @ Sinister Noise Club [Roma, 17/Aprile/2009]

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Si vociferava nella capitale che sarebbe stato un giorno memorabile. Sembra che un certo Bob Dylan si trovi a Roma per un concerto atteso da molti: grandi, piccini, intenditori e modaioli. Sfortunatamente il prezzo del biglietto non consente a tutti di partecipare all’evento, di sentire ‘Subterranean Homesick Blues’ dal vivo. È per questo che stasera io ho scelto di fare altro. Il Sinister Noise ha il suo festival. Lo “Stop Bitching Fest” è diviso in due serate: quella di oggi e quella di sabato 25 aprile, dedicata ai duo. Il concerto inizia presto, alle 9 e 40 tutti giù nella sala, e per chi ha intenzione di presentarsi anche prima, il locale con l’acquisto del biglietto offre un buffet delizioso. Perchè non approfittare? Puntualissimi aprono le danze i Sadside Project, duo romano ormai di casa al rumore sinistro, unico intruso durante questa serata (come già detto ai duo toccherà il 25 aprile) che da poco ha terminato il primo lavoro ‘The Only Two Candles I Own’. Ci offrono un ottimo garage con influenze melodiche d’impatto ribattezzato pop fuzz. Sembra che il gruppo sappia accendere il pubblico con riff saturi e potenti, che arrivano dritti in faccia, e linee vocali che entrano in testa come delle filastrocche soprattutto grazie a una cover molto ben riuscita di ‘Wild thing’.

Dopo mezzora o poco più i Sadside Project devono lasciare il palco e senza aspettare troppo salgono, o meglio dire scendono, i Tund. Anche loro di casa, la maggior parte dei componenti è impegnata infatti con altri progetti (il duo Ghatanothoa, i Cooked e i Last Days Of Kamikaze). Chitarrista e batterista sul palco, il resto sotto tra il pubblico. Questo gruppo romano noise core con influenze math (se proprio vogliamo o dobbiamo definirlo) fa aumentare la curiosità tra la gente presente. Il cantante è mingherlino, ma è sicuramente il piu agitato dei quattro, e la cosa ci piace. Il gruppo coinvolge e entusiasma e con la loro hit ‘La Capra’ concludono la performance con grande classe e grosse risate. Dimenticare l’esperienza è impossibile.

Non sono neanche le 11 e 30 che è l’ora di ?Alos (vedi Ovo). Sento parlare molto di lei prima del concerto, la sua reputazione arriva prima della musica. Aspetto con ansia la performance live. La trovo cambiata d’abito su un palco che improvvisamente credo di vedere piu scuro di prima. Lei, una chitarra e un lettore CD. Già dalle prime note e dalle prime parti vocali, mi accorgo di non essere in grado di capirla a livello musicale. Un muro di chitarra incessante, basso e diabolico contornato da discorsi/linee vocali poco chiare e demoniache. Sicuramente rispettabile sotto il punto di vista artistico, ma la performance sembra più un’esibizione teatrale. E non sono qui per questo stasera.

Arrivati a più della metà della serata ecco i Capillary Action, gruppo di Philadelphia che debutta nel 2004 con l’appoggio di molti magazine specializzati, che li citano tra i realizzatori di uno dei migliori dischi dell’anno. Venuti qui da oltreoceano per un lungo tour che li porterà anche in Francia e nei paesi scandinavi. Guardando il set del palco non so proprio cosa aspettarmi. Un contrabbasso, una fisarmonica, un trombone, batteria e chitarra classica. La cosa mi attira più di quanto mi aspettassi. Quello che sento è un gruppo che tocca ogni tipo di genere musicale: il pop country acustico e melodico, il lounge jazz con un pizzico di ritmo latino. Mai sentito prima d’ora un gruppo del genere. Tutti i componenti, ottimi sotto il punto di vista tecnico, sanno creare una splendida atmosfera all’interno del locale. Con brani intrisi di sinfonia mista a eclettismo, sanno come non far distogliere lo sguardo del pubblico su di loro. Sanno intrattenere sul palco (merito soprattutto del trombonista) e il loro fascino nasce da quella semplicità visiva contrapposta a un genere musicale così complesso. Forse se vogliamo trovare una pecca, un po’ di ripetizione all’interno dei brani. Ma questo non li scredita più di tanto. Che dire… ci mancheranno.

È quasi l’una di notte, la gente si avvicina sempre di più al palco, la gente sa che ora è il momento. Qui al Sinister aspettano soprattutto loro. L’arrivo del furgone verso le 19 era stata la conferma che dovevo aspettarmi un grande concerto. Vedo scendere da quel mezzo di trasporto due ragazzi hippie che sembrano aver sbagliato luogo e anno, una ragazza molto timida alla guida di un grande furgone intenta in un parcheggio impossibile, e un omone alto e possente con la barba più lunga che io abbia mai visto. E appena li sento suonare mi innamoro di loro. Gli Usaisamonster al tour d’addio, come si spiffera all’interno del Sinister Noise, sembrano aver toccato con la loro mano la disperazione e ora infondono ottimismo a chi li ascolta. Il gruppo una volta si presentava come un duo che faceva della filosofia do it yourself la propria ragione di vita, ora si trasforma in un quartetto portato avanti dall’etichetta Load Record. Math di gusto, caratterizzato da linee vocali che ricordano a tratti il blues, con riff che appaiono come spezzoni di opere classiche, e una presenza scenica che non vuole sbalordire, ma appunto per questo ti lascia senza parole perché cosi naturale e spontanea. Il batterista ottimo anche come cantante, la tastierista ottima come corista e il chitarrista implacabile, è lui a far scoppiare il pubblico che sembra conoscere benissimo il repertorio. Il concerto finisce senza essermi distratta un secondo da questi ragazzi. L’unica cosa che posso fare è ringraziare il Sinister Noise prima di uscire dalla porta per avermeli fatti scoprire. Il locale si svuota pian piano ma credo che ci sarà molta gente che proseguirà l’esperienza di questo festival la prossima settimana. A voi la scelta di partecipare.

Elena Fortunati

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