The Unkindness Of Ravens @ Forte Fanfulla [Roma, 8/Maggio/2013]

470

Un concerto caldamente consigliatomi dal boss Emanuele Tamagnini un paio di giorni prima, una bella scoperta: gli Unkindness Of Ravens sono un duo composto da Nina Wagner e Ben Raine, di natali svizzeri lei, londinese lui, conosciutisi a Londra nel 2009, ora di base a Berlino. Convinto dall’ascolto di appena un paio di pezzi e, lo confesso, anche dalla carica e dall’avvenenza di Nina, mi dirigo al Forte Fanfulla per quella che è la loro prima data italiana in assoluto e di questo tour di cinque concerti nel nostro paese. Sul palchetto del Forte, impossibile non notare la pedaliera di Ben, del resto, eccettuati i beat, il suono del gruppo passa unicamente per il suo basso, tramite loop ed effetti vari. Nina è voce e movenze, l’attacco sembra incerto con un primo brano in cui sembrano fuori tempo rispetto alla ritmica ma già dalla successiva ‘Viper’, uno dei due brani ascoltati, il concerto ingrana, le mani di lei sembrano davvero sinuosi serpenti in aria, incorniciati dalla strobe light piazzata sul palco. Canta con trasporto liriche con frasi che spesso si ripetono, semplicemente impazzisco per quelli acuti sporchi che modula lentamente durante qualche brano. Per esser ispirati, parole loro, dalla scena elettronica berlinese, io li trovo invece più sanguigni ed elettrici, qualcosa tipo Stooges meet Civil Civic, tant’è che mi chiedo come renderebbero con una batteria vera. Per il resto, Ben il basso lo suona spesso come fosse una chitarra ritmica, pochi accordi ripetuti e più o meno distorti, un formula ben codificata, semplice e che mi prende benissimo (il “Thank you for being into it!” da Ben alla fine me lo sarò proprio meritato), selvaggia il giusto e trascinante al punto che continuo a dimenarmi e divento parte del set allorché Nina scende dal palco, mi strattona e chiude un pezzo stando fronte a fronte con me. A proiettare il concerto in un’atmosfera piuttosto surreale, ‘Eraserhead’ di Lynch proiettato sul muro alle spalle dei due (la scena in cui il pollo arrosto sanguina fa da sfondo forse al momento più elettrico dello show, un urlo di Nina durante strati di distorsione e la luce stroboscopica al massimo) mentre, a lato del palco, c’è una performance di bondage. Vi assicuro che gambe, braccia e testa non hanno avuto modo di fermarsi e, anzi, il set, chiuso da un ultimo brano in crescendo, con basso e microfono lasciati sul palco a emetter rumor bianco, è stato pure fin troppo corto. Scambio ben volentieri più di due parole e qualche birra con loro dopo lo show, augurandomi di poterli rivedere in azione al più presto.

Piero Apruzzese