The Undertones @ Covo [Bologna, 13/Aprile/2012]

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“Teenage Kicks? Il pezzo perfetto”. Parola di John Peel. Tour nostalgia per i The Undertones, forse la migliore pop punk band dei tempi. Lontani dagli eccessi di Pistols, Damned e di tutta la scena Inglese, gli Undertones, al riparo nella loro Derry, nel Nord Irlanda, hanno inventato (assieme ai Buzzcocks, ovviamente) quello che oggi viene ridefinito come punk rock. L’immagine della copertina del primo disco, con le loro facce sorridenti, seduti su un muretto di periferia, con le gambe dondolanti, spiega più di mille parole il loro modo di intendere il punk. Beh questo almeno nel primo album perchè poi già nel secondo e sopratutto nel terzo le linee punk andavano ridisegnandosi verso qualcosa di diverso ma è indubbio che con il loro esordio abbiano tracciato una strada fondamentale. L’idea di andarli a vedere mi ha ringalluzzito subito, anche se poi la scoperta che a cantare non ci sarebbe stato il meraviglioso Feargal Sharkley ma il nuovo Paul McLoone mi aveva fatto quasi desistere. La voce di Feargal ha marchiato la loro musica… inutile negarlo. Già avevo i miei dubbi: andare a vedere dei 60enni che fanno punk rock è una cosa al limite del ridicolo, poi senza cantante, che senso ha? Poi hanno prevalso altre regole, quelle non scritte, quelle in particolare che dicono che se sei cresciuto con una band, con delle canzoni, non riesci a resistere, qualunque sia l’età dei musicisti, la loro attualità musicale, la loro sincerità e chi abbia preso il posto di quel componente. E quindi eccomi qui per raccontarvi come suonano dal vivo ‘Teenage Kicks’ e ‘Girls Dont Like It’.

Il Covo, che ringrazio infinitamente per avermi creduto sulla parola, visto che il mio accredito era finito chissà dove, è pieno come un uovo, età media 40 enni, gente normale e un punk borchiato. Al Covo se fumi le sigarette puzzolenti come le ascelle di chi le fuma, arriva un ragazzotto che te la fa spegnere. Rendiamo lode al Covo e al ragazzotto. I Love you. Arrivo quando i The Valentines, che avevo visto un paio di anni fa come backing band di T.V. Smith, stanno suonando ‘Beat On The Brat’. Qualcuno è capace di resistere a quel riff? Io no di certo e quindi inzio la mia discesa nell’adolescenza più marcia. Air guitar e pugno alzato a raffigurare la mazza da baseball che quel ragazzino si sarebbe sicuramente meritato sulla capoccia. E’ il loro penultimo pezzo quindi non mi sento di dare un giudizio su due brani di cui una cover. Quando gli Undertones salgono sul palco si materializzano davanti a me 4 vecchietti over 60 che non mi lasciano presagire niente di buono e poi quel nuovo cantante, di cui non so nulla, se non che ha preso il posto del mio Feargal. E che quindi deve essere uno stronzo. Assomiglia vagamente a Morrissey, senza trippa. Sentiamo va. “1-2-3-4” ‘Family Entraitenment’ spiana la strada ed ehi, è tutto credibile! Gli Undertones suonano potenti e credibili, il pubblico sa a memoria i testi e il cantante è un figo. Canta, balla, non si ferma un attimo di zompettare, complice qualche decina di anni in meno dei suoi compari, si dimena come una biscia e insomma ce la mette tutta. Io apprezzo e gli voglio bene subito. ‘Girls Dont Like It’ è la seconda bordata, e il pubblico è già un vortice di mani e gambe che si divertono a ballar e cantare quelle parole (quasi) immortali: “What else can you do if the girls dont like it??”. Non è un concerto sparato tutto di un fiato, anzi, i mangiapatat… ehm gli irlandesi se la prendono calma tra un brano e l’altro, che hanno bisogno di rifiatare. ‘Male Model’ è il primo momento supremo della serata, tutto il Covo partecipa al “woooooh” tra una frase e l’altra del testo e Paul sembra diverito e compiaciuto di tanto affetto. Io, che ormai sono tornato tardo adolescente scemo, dò di gomito al mio vicino come a dire “visto che roba?”. Lui se ne fotte e canta per i cazzi suoi. Vado a tempo più degli altri perchè per anni non ho smesso di ascoltarla e di cantarla. Scopro anche che i mie pezzi preferiti sono anche quelli preferiti del pubblico e quindi autentica bolgia con tanto di pogo si solleva quando parte la frase “Uhhh babby baby what can i do? You really got me crazy when i look at you”… già, ‘Here Come The Summer’ risulterà il brano più amato, è un tripudio alla gioia e al divertimento e noi non ci lasciamo scappare l’occasione. Balliamo, balliamo. Perchè siamo vivi e non possiamo smettere, altrimenti saremmo perduti. ‘Jimmy Jimmy’, ‘Jump Boy’, tutto il primo album viene sviscerato, e ‘(She’s) Runaround’ ripropone l’estasi lirica di ‘Here Come The Summer’. Mi guardo, vedo solo volti sorridenti, gente felice di essere venuta e di non pretendere nulla che non sia altro che rock and roll. Nessuno fa finta di essere nel ’77, tranne un punk borchiato, sarebbe ridicolo. McLoone è lì che si tira fuori i polmoni e fa a gara con il pubblico a chi balla più da deficiente (vince lui, per distacco). ‘Teenage Kicks’ non la fanno alla fine come pensavo ma nel bel mezzo della serata. Volete le lacrime? I brividi? Eccoveli serviti, Paul tende il microfono verso la sala ed è il pubblico che canta. Io so solo il ritornello ma lì mi impegno molto e tengo botta. L’applauso finale è commovente e la band lo capisce, luccichio negli occhi e si riparte. Un altro brano ma non mi ricordo quale. Per me il concerto e la recensione possono invece terminare qui. Nulla più da dire. Grandissimi e obey The UNDERTONES! Commozione.

Dante Natale