The Undertones @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Aprile/2012]

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Sabato 14 Aprile 2012 sono di scena a Roma, per la prima volta nella loro trentennale carriera, gli Undertones, celebre band nord-irlandese nota al grande pubblico per il meraviglioso singolo ‘Teenage Kicks’, e agli appassionati per l’eccellente punk/power pop dell’esordio datato 1979. Ad aprire la serata ci pensano i romani Sunglasses After Dark con il loro buon punk n’ roll, condito da un’attitudine vagamente glam. La proposta offerta è molto gradevole, peccato per il suono della sala che poteva essere decisamente migliore. Terminata la performance della band italiana l’attesa del concerto, all’interno di una sala ancora sorprendentemente vuota, è scandita da un alternarsi di pezzi di Jam, Blondie, Buzzcocks, ecc. cantati più o meno timidamente dal pubblico in attesa. Interrompendo le note di ‘London Calling’ fanno la loro entrata on-stage i 5 nord-irlandesi.

Paul McLoone, che da più di dieci anni ha l’ingrato compito di sostituire il leggendario Feargal Sharkey, prende il microfono e con incredibile umiltà asserisce qualcosa del tipo: “This was a great band, far better than us”. Nel soffio di un secondo comincia il concerto. Le perplessità sull’opportunità di essere ancora attivi con un nuovo cantante sono fugate immediatamente. McLoone è un istrione incredibile, le sue movenze ricordano un giovane Morrissey ed è nettamente lui l’anima onstage della band. Il resto della formazione, che è visibilmente più acciaccata del frontman, fa comunque egregiamente il proprio lavoro. La setlist si concentra principalmente sul materiale compreso fra il ’78 e il ’79, che comprende in sostanza tutti i brani memorabili del gruppo: la già citata ‘Teenage Kicks’, vero e proprio spartiacque della serata, ‘Family Entertainment’, la amatissima ‘Girl don’t like it’,  la “anthemica” ‘Male Model’, ‘Here Comes the Summer’, una coinvolgente ‘Get over you’ e, a sorpresa, ‘Smarter than you’, il secondo fantastico pezzo dell’EP ‘Teenage Kicks’. Intanto il locale si è magicamente riempito e sotto il palco cinque ragazzi particolarmente gioiosi accendono il pubblico con un bel pogo e qualche tentativo più o meno riuscito di stage-diving. La band che per probabili motivi di età prevede due interruzioni per il bis, viene acclamata dal pubblico estasiato, esausto ma felice dopo danze, pogo e urla.  Un successo da ogni punto di vista per un concerto che ha superato ogni mia più rosea aspettativa. Si può essere in una punk band e si possono fare i tour anche a 50 anni e passa (pur dimostrandone un po’ di più), basta avere la voglia e la serietà di non prendersi troppo sul serio.

Luigi Costanzo