The Twilight Singers @ Circolo degli Artisti [Roma, 5/Aprile/2011]

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Dal 25 marzo sui siti di Twilight Singers e Afterhours campeggiava la notizia che nelle tre date italiane di supporto all’uscita di ‘Dynamite Steps’ ci sarebbe stato Manuel Agnelli come sesto membro aggiunto. Reo di non aver letto la notizia rimango piacevolmente sorpreso quando, intorno alle 22.30, vedo salire il leader degli Afterhours. E’ invecchiato, ha i capelli più lunghi e un fisico bello tirato, stivali antipioggia per superare l’imbarcata che la sua Inter ha appena preso a San Siro: ragione per cui, suppongo, lo vedremo abbastanza scoglionato per tutta la serata. Gli sguardi del gremito Circolo degli Artisti però stasera sono per l’altro quarantacinquenne sul palco, che dopo 4 anni passati in acustico tra Gutter Twins, e tour solisti ritorna sul suo lato elettrico. La band vede il fidato Scott Ford al basso (nei Twilight Singers dal 2003), alla batteria Greg Wieczorek (già con Gutter Twins, Joseph Arthur e Norah Jones), alla chitarra il grande Dave Rosser (già nei Gutter Twins, nei My Jerusalem e con Mark Lanegan), e il violinista Rick Nelson. Tutti rigorosamente in nero per suonare in una delle band più notturne mai sentite.

Si parte con l’apertura dell’ultimo disco ‘Last night in town’, l’intro di piano è suonata dal violinista Nelson che dopo i primi due minuti si alza dallo sgabello per poi restare in piedi tutta la sera, lasciando alternare Agnelli e Dulli ai tasti bianchi e neri del piano e del moog. Però a mettere in chiaro dai primi versi che sarà una serata di grande musica ci pensa l’inconfondibile voce di Greg Dulli, capace come pochissimi di cantare su un’estensione paurosa, con una tavolozza di colori fornitissima: dal sussurrato all’urlatissimo, dal disperato al gioioso, dal drammatico al confidenziale. E’ lui l’oste che disseterà la vostra voglia di musica stasera, e farà tutto quello che è necessario per accontentarvi, o almeno cosi dice dopo ‘Fat City’ ripescata da ‘Blackberry Belle’ del 2003 presentando la band e salutando il pubblico. Poi si butta al piano per tornare al nuovo disco con ‘Gunshots’. Al quarto pezzo Manuel lascia l’impaccio della sua chitarra che si sente poco e niente e si scambia posto con Greg che va a introdurre ‘Forty dollar’ tratta dal fortunato ‘Powder Burns’ del 2006 che viene chiusa con la citazione beatlesiana di ‘She loves you’ e con una seconda citazione, confezionata per l’occasione, di un verso di ‘Hey ya’ degli Outkast, memorie di quando nel 2004 i Twilight Singers ne portavano in giro una forsennata cover. Poi uno dei pezzi più riusciti di questo ‘Dynamite Steps’: ‘She was stolen’ con l’incipit di Dulli che brucia lentamente dalle viscire: “In the embers, I die slowly”, di seguito si passa al repertorio degli Afterhours con ‘I milanesi ammazzano il sabato’ una delle canzoni più introspettive dell’ultimo periodo di Agnelli. Subito dopo Greg Dulli fa una delle cose più belle che abbia mai sentito, dall’album di sole cover chiamato ‘She loves you’ riprende l’omaggio fatto a Martina Topley Bird ‘Too tought to die’ che rifatta da lui suona molto meno disco-di-plastica. Nel momento in cui la band deve suonare piano, decide di cantare lontano dai microfoni, la sala trattiene un silenzio irreale e odia il maledetto ventilatore che fa il rumore di un proiettore cinematografico, quindi la voce non amplificata come se fosse improvvisamente andata via la corrente deve portare con gli urli i versi che normalmente venivano sussurrati, magari è un trucchetto da rockstar consumata quale Dulli è, ma i brividi dietro la schiena sono veri e almeno tra le prime file percepisco l’emozione di molti. Dopo i meritati applausi si pesca dal primissimo capitolo dei cantori del tramonto datato 2000: la romanticissima ‘Love’ (che cita di nuovo i Beatles con ‘All you need is love’) legata come era legata sul quel disco lontano alla successiva ‘Annie Mae’. E poi si torna avanti agli ultimi lavori ‘Bonnie brae’ da ‘Powder burns’ con un ritornello che ti entra in testa e non esce più, e dall’ultimo la suadente ‘Get lucky’.

E poi ancora indietro nel 2003 quando usciva la psichedelica ‘Teenage Wristband’ con Manuel Angelli ad eseguire quel loop di pianoforte un po’ Genesis e un po’ Who che accompagna la canzone fino all’ossessivo finale: “…all night, all night, all night”. Manuel esce per riprendere fiato mentre Dulli si accomoda al piano per eseguire quella che considero una delle migliori canzoni degli anni zero: ‘Candy Cane Crawl’ con Dave Rossner che si difende bene nella parte che fu di Ani di Franco, e Greg Dulli che ti accompagna con i suoi “Who love the blue sky, Who wear the dark eye” mentre rimetti i piedi per terra. Il ritmo crescente conduce agli ultimi tre pezzi del primo atto che fanno apprezzare la buona vena compositiva di questo nuovo disco: ‘Never seen no devil’ e l’atteso singolo ‘On the corner’. Per concludere Dulli racconta la genesi di un pezzo nato a Catania 6 anni fa, quando era con gli Afterhours per produrre il loro ‘Ballate per piccole iene’. Mentre la band era fuori dagli studi per un gelato Greg tirò giù il riff che è alla base della canzone, poi appena tornato Manuel scrisse velocemente le parole e stasera ritorna sul palco col vecchio amico per cantare ‘La vedova bianca’ che poi in corso d’opera diventa ‘My time has come’ versione ripresa dai Twilight Singers nel loro penultimo lavoro, il fatto che si incrocino i due cantati rende evidente come Manuel sia un cantante decisamente inferiore a Greg. Tutti nei camerini per asciugarsi il sudore, e dopo 2 minuti di nuovo on stage per i tre pezzi di bis, il primo viene ancora da ‘Blackberry Belle’ e si chiama ‘The killer’ è uno di quei brani che crescono, si stratificano ed esplodono come nella migliore tradizione Dulliana. Poi la canzone più veloce e arrabbiata di questo ‘Dynamite Steps’ ovverosia ‘Waves’ con un basso dal suono strano e pungente. Per arrivare all’epilogo di questa ora e mezza; un omaggio ai Mod inglesi degli anni ’60 con un successo degli Action che si chiama ‘Brain’, su questa cover si riscatta anche Manuel Agnelli che era stato in ombra per tutto il concerto e si trova a suo agio in questo pezzo di facile presa. Domani sarà nella sua grigia Milano per l’ultima delle tre date da sesto Twilight Singers e poi un altro arrivederci a quel suo amico americano che quando suona si muove felice e leggero, lontano dalle brutte storie che racconta quando scrive, e sembra poter camminare sopra delle nuvole che escono dagli amplificatori. Un giorno qualcuno mi dirà che mix di medicine, droghe, alcoolici e tabacco devo prendere per farmi venire una voce come quella di Greg Dulli.

Giovanni Cerro

4 COMMENTS

  1. concerto enorme, serata magica.

    e bellissimo report.

    vorrei far notare, come nota all’ultima riga e mezza, che Dulli differentemente dal passato non ha né bevuto né fumato sigaretta alcuna per tutta la serata-chi l’ha visto in passato sa della sua sigaretta “estensione della mano, quasi un sesto dito” come descritto da una giornalista anni fa.

  2. vero piero… Avrei parlato si svolta straight edge se nel bis non fosse rientrato con un bicchiere sospetto con un liquido chiaro. Direi lemon soda … Ma non posso confermarla come notizia… 🙂

  3. No dai, Greg Dulli straight edge nun se po’ sentì! Speriamo fosse un vodkalemon!
    Precisazione: i versi ‘non sussurrati ma urlati’ lontano dal microfono erano una cover nella cover, la prima strofa e ritornello di ‘Breakdown’ di Tom Petty (temo non famosissimo tra gli avventori più giovani del Circolo). Agnelli ok, ma l’intro di ‘Teenage Wristband’ come l’ha fatta faceva abbastanza cacare…

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