The Thermals + Telekinesis @ La Casa 139 [Milano, 20/Ottobre/2009]

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Arrivo alla Casa 139 giusto qualche minuto prima dell’apertura e fortunatamente un piccolo gruppetto di persone già aspetta di entrare. Tiro un respiro di sollievo visto che per la prima ed unica data italiana del terzetto di Portland ero un po’ scettico. Per qualche motivo fanno parte di quei gruppi, chiamiamoli semplicemente alternative rock, che piacciono tanto alle radio dei college americani e a certe serie TV, ma che almeno in Italia non passano o suonano con il contagocce. Cito giusto tre nomi: The Shins, Modest Mouse e Weezer (OK, fanno cagare da una vita, lo so). Mi chiedo se non ci sia proprio interesse o se semplicemente hanno delle richieste fuori budget per i promoter italiani. Anyway, c’è ancora una mezz’oretta da ammazzare e quindi ci si abbevera e si guarda l’Inter sul grande schermo. Bella incornata di Samuel e 2-2, finirà così e per i campioni d’Italia mi sa che anche quest’anno zeru Champions.

Quando salgo al piano di sopra il colpo d’occhio è ottimo, niente sold out ma si sta strettini. Sul palco i tre Telekinesis da Seattle si stanno preparando. Da quel poco che so, in studio è un progetto del solo Michael Benjamin Lerner, in sede live strano ma vero suona la batteria e canta. Trenta minuti di power pop allegro e spensierato condito da sorrisi e tanta voglia di suonare. Dovrebbe essere sempre così, ma spesso le cose vanno diversamente e quindi si guadagnano punti stima che dimostro comprandomi il vinile. Album che contiene anche l’EP e l’ormai immancabile download code. In un mondo giusto due brani come ‘Coast Of Carolina’ e ‘Tokyo’ li lancerebbero. Dateci un ascolto. (leggi INTERVISTA).

Una birra  e qualche chiacchiera con le poche facce conosciute e i Thermals sono già pronti a partire. Sulla carta tutto è perfetto. Suonano i pezzi più conosciuti, suonano i miei pezzi preferiti (manca solo ‘Power Doesn’t Run On Nothing’), i pezzi del primo album suonano mille volte meglio che su disco (ma questo è davvero facile visto la pessima registrazione di ‘More Parts Per Million’), coverizzano ‘100%’ dei Sonic Youth (ad essere sinceri cover poco riuscita), eseguono un bel pezzo nuovo e nel finale piazzano una tripletta da applausi con ‘Saint Rosa And The Swallows’, ‘A Pillar of Salt’ e la super radiofonica ‘Now We Can See’. Insomma, ci sarebbe ben poco da lamentarsi. Eppure mi sono parsi tanto professionali quanto un pizzico svogliati. Scaletta eseguita come una Freccia Rossa sulla tratta Milano-Roma, qualche ringraziamento di circonstanza e una sensazione generale di estraniamento quasi fossero in sala prove e non sul palco di un locale. Un pubblico attento, ma passivo quanto la band, si è animato verso il finale quando il batterista si è ricordato che ci stavano delle persone davanti a loro e non le mura della sala prova di Portland. Insomma, a mio avviso é mancata quella interazione tra pubblico e gruppo che trasforma un pur buon concerto in un evento speciale da ricordare a lungo.

Chris Bamert

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