The Telescopes + One Unique Signal @ Circolo degli Artisti [Roma, 12/Ottobre/2011]

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Quello che Stephen Lawrie sicuramente non vorrà mai più sentire è la definizione sbrigativa e superficiale con la quale vengono da sempre etichettati i Telescopes: “una ex-Creation band”. Detrattori e ignoranti della materia prima, della materia principale, delle tensioni emozionali chiamate shoegaze (la band rimane con Alan McGee poco meno di tre anni, nulla rispetto ai venti di storia dell’etichetta). Dalle Midlands a Londra con in valigia le vibrazioni e i riverberi presi in prestito dalla famiglia Reid e dalla setta sprimentale facente capo al totemico Kevin Shields. Il viaggio di Lawrie passa anche attraverso questi sogni, di un ragazzo dal viso stralunato, impellato di nero e dai capelli con caschetto lungo tra garage e VU, poco più che 17enne e che già nel 1988 si ritrova con i cittadini Loop (a dir poco magnifici) a splittare il singolo ‘Forever Close Your Eyes’ che verrà smerciato in maniera DIY all’ennesima potenza da una fanza del periodo chiamata Sowing Seeds (nello stesso numero figura il report al Dingwalls dei Faith No More) stampata in un flat londinese a South Woodford.

La storia che ci interessa oggi è quella riferita a ‘Taste’ il debutto dell’ottobre 1989 edito da una piccola label americana (What Goes On) e ristampato periodicamente dalla Cheere (1990), dalla Rev-Ola (2006) e dalla Bomp! (2011), che i Telescopes “rinsaviti” hanno deciso di eseguire per intero accodandosi ad un trendwagon di successo che negli ultimi (cinque) anni non ha risparmiato nessun grande-medio-piccolo nome. Lawrie e la sua compagna di recenti avventure Bridget Hayden (arrivata nel 2006 direttamente dalla Vibracathedral Orchestra e in questo tour fortunatamente assente) al recente ATP londinese svoltosi a fine luglio si sono fatti accompagnare da tre membri dei Fauns e da due degli One Unique Signal band quest’ultima scelta per aprire il giro europeo oltre che per una collaborazione attiva su quello che sarà il prossimo album in fase di ultimazione negli studi berlinesi dei Brian Jonestown Massacre (dove lo stesso Newcombe sta perfezionando e lavorando al nuovo lavoro dell’imprescindibile formazione americana).

Ed è proprio il quintetto inglese di Brentford a rodare e testare gli umori della gente (pochina) con un set di una ventina di minuti a dir poco annichilente. La storia della band è sorprendentemente da ricercarsi indietro fino al 2001 quando sono in quattro e si fanno chiamare Windham Chikarah, una lenta ma sotterranea attività che negli anni li porta a realizzare frastagliate uscite come singoli, split, EP, digital download, fin quando non entrano nell’orbita di una delle loro dichiarate ispirazioni, i Telescopes appunto. Gli One Unique Signal sono una devastante macchina da guerra, praticamente devota al Dio strumentale, si trasfigurano in un’orgia di psichedelia space-gaze senza pause e concessioni, con schegge di cantato post punk (no, non vorrei citare sempre i Joy Division) a saturare e spaccare il culo ad un quinto di giro d’orologio che rimane scolpito tra i muri del club romano. Semplicemente fantastici (guarda video).

L’attesa è ridotta al minimo, i cinque rientrano per un veloce check, si ri-piazzano ai loro posti aspettando l’entrata di Stephen Lawrie che dopo qualche minuto fa il suo ingresso visibilmente alticcio (ma molto “composto”). Lawrie sembra il Dr. Stephen Falken di “Wargames”, magrissimo, vestito in abiti semplici, con il microfono posizionato ad altezza pancia che rialzerà solo quando deciderà (per pochissimi istanti) di aggredirlo come il Julian Cope dell’era wave (Cope che dall’alto del suo “Heritage” ha più volte manifestato stima verso i Telescopes “vecchi” e “nuovi”). La scaletta rispetto alle recenti esibizioni europee è leggermente cambiata ma il risultato rimane lo stesso, grazie alla straordinaria forza d’impatto del quintetto di supporto e grazie alla liturgia noise di un tarantolato Lawrie che decide di passare più tempo tra il pubblico a contorcersi e dilaniare la sua voce, piuttosto che sul palco da dove lancerà qualche proclama (incomprensibile) ma di enorme effetto (guarda video). I Telescopes targati 2011 o sarebbe meglio dire OUS + Lawrie = Telescopes, non appartengono certamente al passato, a quel passato dal colore arrugginito attraverso il quale immaginiamo da sempre la band britannica. Un’ora di noise-gaze a tinte forti, coinvolgente, (in)sofferente, con un pathos che si acuisce nella seconda parte dell’esibizione e diventa trance di massa (non solo perchè Lawrie è accovacciato sul pavimento del club, prima di sorridere, strisciare, parlare al telefonino di un convenuto e risalire a fatica) a cui è impossibile non partecipare con urla, grida e stupore misto a rapimento (guarda video). Mentre le immagini corrono psichedelicamente veloci sul grande schermo arriva il fantastico mirabolante finale. Un attimo nei camerini e con ancora l’ampli accesso rieccoli per l’ultimo saluto sulle note della senza tempo ‘The Perfect Needle’ cantata da quasi tutti i fortunati esploratori di un mercoledì da leoni.

Poteva essere un’operazione nostalgia vista, trita e ritrita, compassata, furba e senza emozioni. Invece Lawrie ha saputo magistralmente sovvertire i pronostici più infausti fondendosi perfettamente con la furia ancor giovane di cinque assatanati a cui ha evidentemente trasmesso la genìa e il furore che lo avevano esaltato e stupefatto vent’anni fa. Sound of white noise. Come solo pochi possono permettersi di edificare.

Emanuele Tamagnini

4 COMMENTS

  1. in alcuni tratti mi sono molto divertito,
    in altri ho chiuso gli occhi e viaggiato sui diversi loop e feedback dei Nostri,
    e poi mi sono emozionato su “The Perfect Needle” , apoteosi finale.
    In generale un gran bel concerto, fortunati noi che c’eravamo.
    I Telescopes vivono e lottano insieme a noi, e “Taste” mantiene ancora oggi uno smalto niente male (senza contare gli innumerevoli tentativi di emulazione nel corso degli anni da parte di altre bands).

    saluti!

  2. Show dei Telescopes enorme

    A parte questo, qualcuno s’è per caso ritrovato ieri sera un paio d’occhiali da sole neri smarriti dal sottoscritto, porcaccia la miseria?

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