The Sonics @ Traffic [Roma, 6/Maggio/2017]

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Un bivio seguito da un vortice di impressioni ed emozioni altalenanti, è successo lo scorso sabato sera a Roma, quando al Traffic suonavano i Sonics e invece al Fanfulla c’erano gli Shivas. Quindi il bivio era “vecchie glorie o nuove leve?” anche se gli Shivas non è che siano nati esattamente ieri, anzi, hanno più di 10 anni di carriera alle spalle, ma a confronto dei Sonics sono sicuramente dei giovincelli. Alla fine ho scelto senza eccessivi indugi i Sonics, perché il rischio di non rivederli era sicuramente maggiore. Appena sono arrivato però ho preso coscienza del fatto che della formazione originale ormai è rimasto soltanto Rob Lind (sax, armonica e voce), accompagnato da Freddie Dennis al basso e voce principale (entrato in formazione dal 2009 e che in passato suonò anche con i Kingsmen), Dusty Watson (altro turnista di lusso con militanze eccellenti quali Surfaris e Rhino Bucket) alla batteria, quindi Evan Foster dei Boss Martians alla chitarra ed infine Jake Cavaliere dei Lords Of Altamont alle tastiere. Finora non ho mai disdegnato nessun salto nostalgico nel passato, anzi, ma stavolta credevo davvero di essere sul punto di mettere dei paletti alla mia voglia di revival, quando questo si spinge in una direzione che sembra più vicina all’accanimento terapeutico, se non in alcuni casi ad una vera e propria riesumazione, artisticamente parlando. Complice di queste sensazioni è stata l’impietosa prima impressione che mi ha fatto la band appena è salita sul palco, insomma per dirla tutta Dennis sembrava Boss Hog di “Hazzard” con i capelli tinti, Lind mi ricordava mio padre e Foster pareva una creatura uscita da un film fantasy. Insomma per un attimo ho pensato “ma ha senso venirsi a vedere un concerto così? Con la formazione rattoppata e queste fattezze da casi umani?” Poi però hanno iniziato a suonare e tutte queste sciocchezze sono state spazzate via da un muro di suono arrogantissimo. Alcuni amici sparsi tra metà e fondo sala mi hanno detto che lì il suono arrivava un po’ confuso, ma nelle prime file si sentiva incredibilmente bene e definito. Freddie Dennis, che tanto mi faceva ridere per il suo aspetto, sfodera una voce pazzesca e trascinante, poi col ventilatore sparato in faccia sembra come la locomotiva di un treno lanciato a velocità folle, anche gli altri stanno tutti sul pezzo, Cavaliere in particolare ha dei suoni maestosi, mi sono bastati 10 minuti scarsi per accertarmi di aver fatto la scelta giusta. Durante lo show Rob Lind sottolinea che questo di Roma è l’ultima data del tour europeo dei Sonics, la band però non sembra accusare stanchezza, al contrario tira fuori una performance caratterizzata da un’energia pazzesca e questo genera molto entusiasmo tra i presenti, che non mandano sold out il Traffic, ma ci vanno molto vicino. Oltre ai classici della discografia dei Sonics, come l’apertura con ‘Cinderella’, vengono inseriti in scaletta alcuni cavalli di battagli dell’era d’oro del rock’n’roll, da ‘C’mon Everybody’ di Eddie Cochran, ‘Louie Louie’ dei Kingsmen e ‘Lucille’ di Little Richard. Il pubblico balla, urla, canta e festeggia, non si rallenta mai neanche sui brani più recenti tratti da ‘This is The Sonics’, l’ultima fatica in studio datata 2015, che si mantengono allineati ad uno standard rock’n’roll veloce e sporco, sulla falsariga del miglior garage-rock, quello di cui i Sonics sono annoverati tra i padri fondatori, ispirando la maggior parte delle band contemporanee che amo. La chiusura ovviamente avviene, come da prassi, con le due bombe più attese, non nel senso del seno della ballerina salita a fare go-go dancing sul finale del live, bensì con ’Strychnine’ e ‘The Witch’, le hit più famose, a mettere il punto esclamativo su uno spettacolo sul quale non nascondo di aver dubitato, ma su cui sono contento di essermi ricreduto e ancor più di non essermelo perso.

Niccolò Matteucci

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