The Sonics @ Locomotiv [Bologna, 5/Maggio/2017]

773

The Sonics. Basterebbe il nome giusto? A noi basta invece il loro inconfondibile logo per far girare la testa, per ripescare ‘Boom’ dalla scatola o dalla parete dei vinili. Due dischi leggendari che li hanno consegnati alla storia con quella foto stilizzata che è ormai un simbolo della Pop Art.  1967: in piena epoca del garage rock esplosivo. Influenza nodale  per generazioni a venire grazie a quella manciata di canzoni rauche, virulente e traballanti che andranno a tracciare la strada. Non ho seguito le varie reunion che si sono negli anni succedute così come il disco del 2015 mi è sinceramente ignoto. Ma non credo di essermi perso chissà cosa di epocale (o forse no?). Prima volta a Bologna con il supporto dei nostri Thee Boozers che fanno una figura più che gagliarda suonando punk blues dalle venature r’n’r, attraverso una serie di canzoni che sciorinano con facilità e classe sul numeroso pubblico presente che mi apre apprezzi molto. A pensarci bene forse pure meglio dei Sonics. No, sto esagerando. Ci devo pensare. Ed eccoli qua sul palco. The Sonics, la leggenda. Formazione originale solo in parte visto che non ci sono tutti: uno dei fratelli Parypa ha abdicato e le tastiere sono in mano a Jake Cavaliere, già nei nabigati Lords Of the Altamont. Il locale si è del tutto riempito, ci saranno circa 500 persone, il giusto rispetto per chi ha fatto la storia in fondo, no? Gente di ogni età e a giudicare dai visi che mi passano davanti ci sono quelli che hanno scoperto i Sonics la settimana scorsa e quelli che li seguono probabilmente dalla fine dei ’60. L’attacco è micidiale con il superclassicone ‘Cinderella’ che dimostra subito una cosa: il gruppo suona in maniera impeccabile e con la sua caratteristica di sempre, cioè volume altissimo e il rock and roll old fashioned frullato con modernizzazioni punk-blues. C’è spazio anche per un paio di brani “recenti” che suonano esattamente come se fossero delle B-sides prese direttamente da ‘Boom’ tanto identica è la struttura. Note che polverizzano ogni tentativo di imitazione. Mi è piaciuta in particolar modo ‘Be A Woman’, assalto blues and roll suonata a volume extraterrestre. Figura bene il sax a colorare le schitarrate e le rullate precise del batterista. Dal punto di vista fisico non è certo uno show travolgente ma ovviamente questo non ha nessuna importanza soprattutto quando arrivano ‘Boss Hoss’, ‘Keep A Knocking’, la cover dei Kinks ‘The Hard Way!’ (“not an ordinary cover”) e ovviamente le altre che sono sempre state il loro marchio di fabbrica come ‘Louie Louie’ e ‘Have Love, Will Travel’. La chiusura è dedicata a l’ennesimo pezzo di una vita, ovverosia ‘The Witch’, che fa alzare al cielo il cuore e consigliare a tutti un giro sulla giostra.

Dante Natale

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here