The Sonics @ Circolo degli Artisti [Roma, 23/Novembre/2011]

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Birra, sigarette, sudore, rock’n’roll. Volessimo sintetizzare la serata al Circolo degli Artisti potremmo farlo utilizzando questi quattro elementi. Fiumi di birra che volavano da una parte all’altra della sala, centinaia di ciminiere che a mala pena permettevano di scorgere la fisionomia dei musicisti sul palco, litri di sudore che hanno inumidito vergognosamente il pavimento facendo scivolare qualche malcapitato ballerino dell’ultim’ora, e soprattutto un’ora e mezza di rock’n’roll a tutto spiano; un’ora e mezza tiratissima, sfrenata, un’ora e mezza in cui i Sonics hanno messo d’accordo tutti, grandi e piccini (l’età del pubblico era decisamente variegata: si passava dagli sbarbati adolescenti agli ormai consumati baluardi del rock’n’roll).

Arrivo incolpevolmente in ritardo per vedere i primi due gruppi d’apertura (lavoravo, quindi mi perdonerete) e così decido di dare un’occhiata al mercatino allestito nel giardino. Cappotti, sciarpe, cappelli, vinili, poster, birra e zucchero filato. Prezzi un po’ troppo alti per un mercatino, si vede che non hanno la più pallida idea di cosa sia un mercato da queste parti, così torno nella sala in attesa dei Sonics bevendomi l’ultima birra e fumandomi l’ultima sigaretta prima del concerto. Sul palco arrivano cinque canuti personaggi vestiti tutti rigorosamente con scarpe nere, jeans neri e camicetta nera (a parte il sassofonista che vestiva una gagliardissima mezze maniche nera con un teschio piratesco rosso al centro), e ormai ridendo e scherzando con gli amici ero sicuro che mi sarei trovato di fronte a qualche stampella o ad una sedia a rotelle. La mancata visione di suddetti oggetti per un attimo mi ha stupito, lo ammetto. E così dalle undici fino a mezzanotte e mezza i Sonics, pionieri del garage rock americano autori di quel dannatissimo capolavoro di ‘Here Are The Sonics!!!’ nel 1965, hanno scaldato l’affollatissima sala del Circolo con il loro boogie irrefrenabile. Un vero spettacolo, ma interessantissime sono state anche le dinamiche avvenute sotto il palco. La voglia di ballare era tanta, ma lo spazio per muoversi era davvero troppo poco. Inevitabilmente, la prima sculettata, il primo “shake”, ha creato una reazione a catena di sculettate che presto si è trasformata in pogo selvaggio che, sotto il palco, ha raggiunto picchi notevolissimi che quasi quasi mi son tornati in mente gli Iron Maiden quando andai a vederli all’Olimpico nel lontano 2006 (o 2007?). Insomma, sopra c’erano i Sonics, un pezzo di storia del rock, che ha deliziato il pubblico con vecchi classici (‘Money’, ‘Shot Down’, ‘Psycho’, ‘The Witch’) e con potentissime cover strappacapelli (‘I don’t need no doctor’ di Nick Ashford e Ray Charles, per esempio), e sotto c’erano centinaia di persone impazzite che pogavano, fumavano, tiravano pinte di birra da una parte all’altra della sala, cantavano, sudavano, scivolavano e ridevano. Perché alla fine tutti ridevano, e a nessuno è bastato il bis. Così i “ragazzi” hanno concesso addirittura un ben accolto tris. E il tris non credo sia bastato a nessuno, ma è pur vero che i Sonics hanno una certa età ed è già tanto che a quest’ora non stiano a casa a dormire. Stronzi noi che li abbiamo tenuti svegli fino a tardi. Ahò, regà, famo er gruppo rochenrolle.

Stefano Ribeca

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