The Soft Moon @ Monk [Roma, 11/Ottobre/2015]

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Il programma doveva svolgersi diversamente, almeno nelle intenzioni, doveva essere una specie di “double featuring”, ma non come quei film di serie B negli anni 70/80 in cui due pellicole “scadenti” (anche se dipende dai gusti) venivano spacciate al prezzo di una. L’esperimento di domenica al Monk prevede un doppio concerto: The Handsome Family alle 20 e The Soft Moon alle 22. Purtroppo pur provando ad arrivare prima ho varcato l’entrata del Monk solo alle 22. Molto del pubblico dei Soft Moon è già arrivato, un po’ come quando le tenebre offuscano la luna, una coltre formata da entusiasti individui dagli abiti neri inizia a prendere posto sotto al palco. Il colpo d’occhio è buono, tutto è pronto e quando la band di Luis Vasquez (voce, chitarra, synth, percussioni), assistito dagli italiani Matteo Vallicelli (batteria) e Luigi Pianezzola prende posto sul palco, l’accoglienza dei tanti presenti è calorosa come nei grandi eventi. Forse si sarebbe potuto fare di meglio con le luci, si vede che la band ama agire nell’ombra, ma un “light show” studiato ad hoc (come mi dicono esserci stato in altre occasioni) avrebbe reso lo spettacolo ancora migliore. Il set dei Soft Moon è composto da un oscuro e caleidoscopico intreccio di stili e generi, di matrice dark, che si tratti di esplorazioni tra il noise ed il post-rock, o tra sonorità kraut ed influenze new wave, con attitudine EBM ed anche degli sprazzi di sintetica psichedelia che strizza fortemente l’occhio all’industrial. Non è una supercazzola, bensì un sunto di tutto ciò che si è potuto scorgere dal furente set del trio, che per il suo stile miscellaneo, risulta molto interessante anche per un “non-fan” della band al loro primo live. I Soft Moon, che poi sono fondamentalmente il progetto dell’americano Vasquez, nato a Los Angeles ma trasferitosi in tempi più recenti a Berlino, dimostrano maturità ed un’ottima presenza sul palco. Molto meno fredda di quello che ci si potrebbe aspettare da interpreti di un genere tendenzialmente dark come questo. La scaletta proposta spazia in lungo e in largo nella loro discografia, da chicche appartenenti al repertorio passato come ‘Alive’ (tratta dall’ EP ‘Decay’ o ‘Dead Love’ presa dal primo omonimo disco del 2010), fino ai pezzi dell’ultima fatica, ‘Deeper’, primo singolo recentemente estratto che da il nome anche all’album uscito da poco e dal quale vengono proposte, tra le altre anche ‘Far’ e ‘Wrong’, passando per ‘Want’ e ‘Machines’ (dal secondo lavoro, ‘Zeros’, 2012). Piccolo incidente di percorso per il batterista Matteo Vallicelli (addetto anche al lancio delle sequenze), al quale si rompe la molla del pedale della cassa, prontamente sostituita. Tra i momenti più apprezzati invece, quelli in cui Vasquez porta davanti a sé un grosso secchio di metallo sul quale si destreggia ottimamente in percussioni che si intrecciano con le ritmiche già serratissime che arrivano sia dai pad di Vallicelli che dalle sequenze.

Niccolò Matteucci

Foto Nicola Casalino