The Soft Moon + Maserati @ Circolo degli Artisti [Roma, 10/Aprile/2013]

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Per far sbocciare anche concertisticamente la primavera romana, non avrei davvero saputo immaginare un’occasione migliore di questa serata: due band, una osannata anche su queste stesse pagine da anni, l’altra che mi aveva già fatto un’ottima impressione lo scorso anno a Londra. Due percorsi diversi, due mondi decisamente diversi, solo il passaporto statunitense in comune. E, da par mio, una gran voglia di vedere dal vivo entrambe. Un applauso anche a Pentagon Booking e al Circolo dunque, quando ci vuole ci vuole, per aver piazzato sullo stesso palco una doppietta del genere: Maserati e Soft Moon in un’unica sera, venghino siòri, venghino! A onor del vero, la curiosità più grande, personalmente, era tutta per i Maserati da Athens, Georgia, dopo averli persi ai tempi del più che apprezzato ‘Pyramid Of The Sun’, un vero piacere leggere un loro tour schedule che preveda così tante date italiane a supporto del loro nuovo album ‘Maserati VII’, pubblicato l’anno scorso. Con un pezzettino di testa allo Juventus Stadium, vengo rassicurato sulla durata del set dei Maserati, non da opening act ma da co-headliner, uno show “regolare”, insomma. Purtroppo, questa aspettativa verrà alquanto disattesa dato che, intravedendo il megaschermo nell’altra sala del Circolo, quel secondo tempo in cui i bianconeri cederanno ancora ai dannati bavaresi durerà di più del set stesso. Ed è un vero peccato, visto che i presenti, già in buon numero, sono sicuro che non avrebbero disprezzato affatto ulteriori digressioni trippy di questo bolide, di cui il batterista Mike Albanese, piazzato al centro dello stage, è il motore a pieni giri, mi piace pensare pure accompagnato dallo spirito del compianto Jerry Fuchs, Colin McNeal è l’olio di primissima qualità se con il suo basso tellurico è il collante ideale con la chitarra-telaio di Matt Cherry, per finire con i paragoni automobilistici direi che Coley Dennis è cambio e acceleratore, mentre l’elettronica, quella se la spartiscono Cherry e Dennis, il primo con il suo synth, il secondo con sua la pedaliera, con questi modellano quel suono spacey/acquoso che è forse il carattere più distintivo dell’universo psichedelico dei Maserati, almeno da due dischi e mezzo a questa parte, dopo gli inizi post rock fino alle più recenti commistioni elettroniche/kraut (dovute anche alle esperienze passate proprio dello sfortunato Fuchs, già con i !!!) fino ai nuovi flirt perfino con elementi disco. La bellezza della ripetitività, di crescendo d’intensità, di foga sui tamburi, di fughe verso l’ignoto come davvero potrebbero essere le accelerazioni su un auto come quella di cui portano il nome. L’inizio con la nuova ‘San Angeles’, l’imponente progressione di ‘Monoliths’, il viaggio in tutti sensi di ‘Oaxaca’ – ma qui devo dirlo: Albanese, mi sembra proprio che tu ti sia un po’ perso su un paio di stacchi, è stato un mezzo colpo al cuore, non rifarlo mai più! E che delusione davvero, in attimi di vera adorazione, sentire la voce gentile di Dennis annunciare l’ultimo brano dopo così poco tempo, una spaziale quanto durissima ‘Pyramid Of The Sun’, ascoltata in prima fila e vivendo ogni colpo di cassa e ogni tocco di basso come pulsazioni a salire piano piano dai piedi fino a cuore e cervello. Avrei voluto almeno altri quaranta minuti, almeno. Mi consolo con i vinili di ‘VII’ e ‘Inventions For The New Season’.

Dopo una breve pausa, rientro in sala per il set dei Soft Moon, non mi sorprendo troppo nel vedere il Circolo bello pieno, è già la seconda sortita romana di Luis Velazquez e soci e io sono curioso di ascoltare live i pezzi di ‘Zeros’, disco che, in verità, non mi ha esaltato troppo. Mi accorgo che il colore che va per la maggiore tra i presenti è il nero. In effetti è difficile non pensare ai Soft Moon come portabandiera di un certo suono retrò proprio dell’Inghilterra a cavallo tra gli anni’70 e ’80 e magari a qualche leggera influenza di altrettanta elettronica glaciale dalla Berlino di quelli stessi anni. A ogni modo, senza troppi giri di parole, non è stata una performance per cui strapparsi i capelli. Li ricordavo più liberi da una certa forma canzone e invece dal vivo sono apparsi tutti i limiti di una formazione che si esprime in brani con quelle sonorità pregne di batteria elettronica e synth e qualche spruzzata di echi post punk qui e là ma con pochissimi interventi vocali: se tale peculiarità poteva essere apprezzata nel primo disco e successivo EP, alla lunga i Soft Moon dal vivo sembrano persi in un limbo di brani che emanano sì suggestioni scure e fredde ma che in fondo mai davvero esplodono. Non possono aspirare a lunghe cavalcate strumentali perché già sembrano incapaci di gestire brani che avrebbero pure armonie semplici e in qualche caso davvero killer se solo fossero completati da una linea vocale ma che, allo stato attuale, portano alla noia perché inevitabilmente la formula alla lunga stanca. E io ho pure apprezzato brani come ‘Parallels’, dovessi riportare i commenti di amici e conoscenti presenti alla serata, verrebbe fuori un quadro desolante del set dei Soft Moon. Ma alla lunga ho ceduto anch’io e, come tanti dei presenti, ho sgombrato la sala preferendo piuttosto scambiare altre due chiacchiere con Coley Dennis dei Maserati. Mi sono riavvicinato al palco solo per l’esecuzione di ‘Insides’: ecco, a mio parere i Soft Moon dovrebbero ripartire da un brano come questo, accattivante, avvolgente, voce decadente e poche note di synth che ti entrano subito in testa, tanto buono dal vivo che per il dance floor di una disco dark. Per il resto, non c’è stata storia e dopo uno show così blando, un altro giro in Maserati ci sarebbe stato di brutto. E vi dirò, pure risicato ma quel set mi ha fatto tranquillamente digerire anche l’eliminazione della Juve.

Piero Apruzzese

foto by Flavio Belloni

Tre domande en passant ai Maserati. Ai nostri “microfoni” Coley Dennis.

P: Pubblicherete anche stavolta un 12″ di remix come ‘Inventions remix’ e ‘Pyramid Of The Moon’ che vennero pubblicati dopo i precedenti dischi?
C: Ahaa, no, stavolta no, non ci abbiamo proprio pensato e anzi, stiamo già lavorando sul nuovo materiale e siamo concentrati su quello!
P: Dimmi che il titolo San Angeles non è preso dal film ‘Demolition Man’ con Stallone e Wesley Snipes!
C: (ridendo) in realtà volevamo fare un sorta di viaggio, un lavoro che omaggiasse il concetto di distopia e Philip K. Dick. Per poi scoprire che l’immaginaria San Angeles era già stata usata in quel film…
P: Un viaggio che, seguendo la tracklist, finisce a San Tropea… ecco, lo sapevate che…
C: Si, lo sappiamo, ci hanno detto che c’è una città italiana con quel nome, anche questo l’abbiamo scoperto dopo! Arriviamo sempre dopo, che possiamo farci?!

2 COMMENTS

  1. Per la cronaca, questa la setlist dei Maserati:

    San Angeles
    Earth-like
    Monoliths
    Oaxaca
    The Eliminator
    Inventions
    Pyramid Of The Sun

    Un saluto ai NNNerds vari ed eventuali beccati al concerto!

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