The Soft Moon @ Circolo Magnolia [Milano, 21/Febbraio/2018]

331

A tre anni di distanza da ‘Deeper’, Luis Vazquez aka Soft Moon è tornato con ‘Criminal’, quarto disco della carriera di uno degli artisti post punk più ispirati di questa decade. A onor del vero, comunque, va anche sottolineata la collocazione di Vazquez nel contesto più ampio di un genere che vanta uno stato di salute invidiabile e uno sviluppo notevole in questo periodo storico. ‘Criminal’ è forse il disco più complesso della discografia del compositore di Oakland: al netto di una brusca virata verso sonorità industrial immerse nelle classiche atmosfere oscure, salutata positivamente dalla stampa di settore, Vazquez ha scelto di scrivere di sé, dei suoi sentimenti e della sua parecchio difficoltosa giovinezza, trascorsa in un contesto di violenza e problemi familiari. A un mese dalla pubblicazione dell’album, Vazquez e i suoi musicisti di supporto sono passati da Milano per la seconda delle quattro date italiane del tour. Al Circolo Magnolia il colpo d’occhio è buono, ma sotto il tendone si sta discretamente larghi. La prima parte del concerto è dedicata, in gran parte, all’ultimo album, con “Criminal” e “Burn” a far vibrare il pavimento. I volumi sono alti, sicuramente più di quelli classici del Magnolia, le luci sono ipnotiche e inadatte a chi soffre di epilessia, il clima è subito rovente e Vazquez e soci sono avvolti nei coni d’ombra e spesso somigliano soltanto a delle sagome nere. Ciò che emerge sin dall’inizio è un livellamento del suono verso più classici schemi post punk: gli scenari più industrial di ‘Criminal’ non si delineano in maniera marcata in sede live nemmeno nei passaggi più ispirati dell’ultimo disco come “Like A Father”. Tuttavia, il live viaggia su livelli alti per tutta la sua durata e per limare questo aspetto c’è ancora un lungo tour davanti. Le allucinazioni e l’acidume di “The Pain” rappresentano uno dei momenti più belli della prima parte del concerto, ma è più o meno a metà che si staglia l’acuto principale con l’incalzare plumbeo e vorticoso di “Far” e un ritornello parecchio più teso e crudo rispetto alla versione contenuta in ‘Deeper’. Si fa più corposo e violento l’incedere di brani come “Give Something” o “Wrong”, principalmente in virtù di una chitarra più alta e distorta rispetto alle versioni studio, poi, dopo qualche chicca dai primi due dischi e oltre settanta minuti di concerto, la band abbandona il palco per qualche istante. A chiudere una corposissima scaletta, proposta quasi senza soluzione di continuità fra i brani, ci sono ‘Black’, infarcita di darkwave, e una versione ampiamente dilatata di ‘Want’, ideale colonna sonora di uno scenario post-apocalittico. Luis Vazquez conferma il suo brillante stato di forma con un live convincente, la cui potenza è di gran lunga superiore a quella che ci si aspetterebbe ascoltando i dischi. Per l’ultimo piccolissimo salto di qualità è sufficiente restituire la veste industrial ai brani di ‘Criminal’, ma resta, a prescindere da questo, una gran bella esperienza.

Piergiuseppe Lippolis