The Social @ Micca Club [Roma, 15/Marzo/2009]

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È destino. Appena messo piede nel locale veniamo accolti da ‘No More Heroes’ degli amatissimi strangolatori. Serata squisitamente new wave al futuristico Micca Club vicino Termini. Arrivano i The Social a insaporire e aromatizzare l’atteso disgelo postinvernale della capitale. Tripudio di luci a tinte elettriche e pavimento a quadrettoni colorati. Però. Però. Sarà il palco troppo minuto, con la batteria relegata dietro l’angolo, quasi invisibile. Il basso che, per ragioni meccaniche, non si decide a cooperare come da copione. La scaletta che copre poco più di mezz’ora di musica. Non tutto fila per il verso giusto stasera. Se volete un parere sugli intenti della band, è indubbiamente ciò che di meglio può offrirci Londra, oggi, su questo versante del Tamigi. Le influenze di sostegno ci fanno andare nei matti. Le soluzioni d’arrangiamento alla Echo & The Bunnymen, la chitarra che fa rivivere le intuizioni jingle-jangle dell’uomo sottile Johnny Marr, i tappeti di tastiere (mode organo da confessionale) a ricordarci i dolenti e sotterranei travagli dell’altro, indimenticato, ragazzo di Manchester. Una spiccata capacità di rielaborazione, una qualità di ricerca sonora che è un calcio nel culo alle aspirazioni poppettare e disco-orientate di molti concittadini. Ascoltino il singolo ‘The Fallen’ per intenderci. Però. Il timbro baritonale del cantante Laurence Hussey, tanto osannato dalla critica, dal vivo suona diverso. Come forzato, inautentico, fra l’altro sommerso dagli strumenti. L’amalgama perfetto dell’EP perde un po’ della sua efficacia espressiva. Ma magari è solo questione di tempo: i ragazzi devono farsi le ossa. Affetti da un rapporto ancora troppo timido col palco, e, soprattutto, troppo freddo col proprio pubblico. Non è una condanna unilaterale, le difficoltà tecniche hanno avuto il loro peso. Specie durante l’ultimo brano, andato momentaneamente “in loop” mentre il fonico, invaso il campo, si dava da fare con un ampli malfunzionante. Ci sono stati bei passaggi. ‘Hugo’ e ‘Uk Gothic’ sono brani dalle molteplici sfumature, che reimmergono in ambienti che ci sembravano ormai irredimibilmente intossicati. Ma il repertorio è ancora allo stato puberale. Ai The Social si augura tutto il bene possibile, per il futuro. Nell’attesa di un LP, e, si spera, della prossima occasione per vederli imbracciare gli strumenti.

Filippo Bizzaglia

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