The Slits + Pamela Tiffins + Cockerocket + Serial Drinkers @ Init [Roma, 23/Maggio/2010]

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È l’ultima delle tre giornate all’Init per quanto riguarda la decima edizione del Road To Ruins e rispetto a ieri sembra esserci un’atmosfera più rilassata. Si tratta di un evento principalmente al femminile perché ad esibirsi sono state le Serial Drinkers (trio di donzelle molto hardcore da Roma) i Cockerocket (power punk con influenze elettroniche capeggiato da ragazze dalla voce stridente), i Pamela Tiffins (l’ultimo progetto garage punk di Riccardo Scanna e la compagna Alpe) ed infine una leggenda degli anni ’70/’80: le Slits, gruppo totalmente femminile che nel ’77 fece da spalla ai Clash nel famoso “White Riot Tour” assieme a Buzzcocks e che mescola il punk di quegli anni con il reggae più radicale (nel senso di roots) e con il dub.

Si comincia presto stasera, così, poco più tardi delle 22, le Serial Drinkers già sono sul palco tra fumi artificiali a vomitare testi incazzati in screaming, su una batteria dal tipico tempo hardcore (doppio colpo di grancassa), chitarra indiavolata e basso sporco e metallico. Eseguono una manciata di brani per una buona mezz’ora e sugli ultimi pezzi mi sembra che “la voce” della band accusi leggermente lo screaming, ma nel complesso sono state brave, simpatiche e a loro agio, nonostante l’ovvia poca affluenza dovuta all’orario.

Quando rientro in sala dopo una pausa-birra noto che i Cockerocket sono già stati visti dal vivo dal sottoscritto qualche tempo fa al Circolo degli Artisti che aprivano per i Buzzcocks. Sono una band che mi lascia dubbioso: uniscono il punk melodico, il cosiddetto muro sonoro, (espresso al meglio dalla parte ritmica basso-chitarra-batteria della band) con l’elettronica e un cantato acido, alienante, alla Jo Squillo, che è molto originale. Come la scorsa volta propongono una cover dei CCCP (‘Tu Menti’). Ma sembra che gli manchi una certa sicurezza sul palco, troppe pause, troppe richieste ai fonici (nonostante qualche problema ce l’abbiano aviuto tutti gli artisti).

Poi è la volta dei Pamela Tiffins. Il nome si rifà alla modella statunitense che viene ricordata da molti per l’interpretazione di Marisa Di Giovanni in “Straziami, ma di baci saziami”. Loro però sono Riccardo Scanna, un personaggio cult della scena underground romana che ha da sempre fatto musica indie, punk, garage, sixties beat ecc…, e Alpe, il suo alter-ego femminile alla batteria nonché compagna nella vita. La loro esibizione è secca: semplici suoni distorti di chitarra “strummerata” con violenza da Scanna, testi ridondanti e cori rock’n’roll, e una batteria minimale che tiene il ritmo in modo costante e con pochi cambiamenti: primitivi.

Infine arriva il momento delle Slits, la leggenda femminile che arriva a Roma portando il suo punky-reggae al pubblico dell’Init. Prima di tutto c’è da dire che delle Slits originali sono rimaste solo due, cioè Ari Up, la coinvolgente frontwoman e Tessa Pollitt al basso. Mentre ad accompagnarle alle tastiere, da pochi anni si è aggiunta Hollie Cook, la figlia del Paul batterista dei Sex Pistols. “Accendono” la sala, che ora è quasi piena. Suonano bene le loro hit, coinvolgono il pubblico, urlano, si cambiano i vestiti, ballano cercando di evocare quelle atmosfere tipiche del reggae non solo a livello musicale, ma con danze, grida che sembrano versi, o richiami dall’Africa. Ed ecco la particolarità: i brani sono spezzati da scoppiettanti pezzi punk, chitarra stoppata e batteria che dal levare passa al quattro quarti alla Ramones. Alcuni non apprezzano: purtroppo non sempre questi due mondi vanno d’accordo e non tutti la pensavano come i Clash, ma loro sono brave, ci scherzano su così quando il fumo artificiale invade il palco, Ari fa cenno di smettere e poi spiega che loro non vogliono il fumo perché non sono hippie e non gli piacciono le cose da hippie: è molto ironica considerando che lei stessa ha dei rasta che gli arrivano fino alle gambe.

Una serata nel complesso e a mio parere migliore della precedente, nonostante il reggae non mi entusiasmi troppo e preferisca il punk – rock’n’roll di Dave Rave, ma l’aria che si respirava era più rilassata. Ma probabile che il motivo sia la popolarità di un sabato sera rispetto a quella di una domenica.

Marco Casciani

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