The Sleeping Years + Bobby And Blumm @ Init [Roma, 22/Ottobre/2008]

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Non ho più la forza e neanche più la voglia. Questa volta no. Non starò ad imbastirvi una filippica pontificatoria sulla curiosità, sui locali, su Roma, sulla pigrizia, sull’abbrutimento del pallone e bla bla bla. Fate un po’ come diavolo vi pare. Questa sera è già segnata in partenza. Cosa vuoi competere. Contro il “mercoledì”? Giorno in mezzo alla settimana votato alla pantofola e all’adipe in controtendenza? Contro una sfida di “cempion lig”? Contro l’analfabetismo musicale? No. Questa sera siamo snob. Profondamente snob. Degli autentici snob del cazzo. Alle 22.30 circa siamo all’interno dell’Init. Non vola una mosca. Siamo in otto. Questa sera è l’occasione per conoscere da vicino la 25enne svedese Ellinor “Ella” Blixt (aka Bobby Baby) metà del progetto Bobby & Blumm diviso con il chitarrista berlinese Frank Schültge Blumm (aka F.S.Blumm, già noto per aver inciso anche su altre prestigiose label come la Tomlab). Anche, perchè oggi Blumm e la sua compagnuccia debuttano su Morr Music con il caustico ‘Everybody Loves’. Ella è anche metà di un altro progetto nato nella dimora di Thomas Morr del quale abbiamo già trattato: It’s A Musical (prossimi protagonisti il 28 Novembre dell’appuntamento firmato Lenti Eventi al Black Out Rock Club). Intorno alle 23 siamo in 15 unità, numero che toccherà sorprendetemente quota 20 una mezz’ora più tardi. Ella dice che si aspettava più gente. Gli spieghiamo che il Dio pallone è sempre più forte di una qualsiasi coscienza musicale. La loro è musica sospesa. Pop melodioso, intimo, solitario. Fatto in casa. Come gli strumentini che utilizza la graziosa Ella, ben esposti e in vendita sul coloratissimo banchettino approntato per l’occasione. La sua voce riecheggia nella sala vuota del locale. Mentre il faccione da bucaniere di Blumm articola fraseggi assieme alla dolce chitarra. Diamonica, qualche giocattolino sonante, la piccola music box (acquisto per fortuna l’ultima disponibile) e le originali swedish bag. Sacchettini pieni di qualcosa (Carta? Foglie?) simili a quelli che un tempo (o forse ancora) contenevano maleodorante bergamotto. Sfregati e premuti accanto al microfono emanano il suono di un fruscio d’altri tempi. Un’ora a presentare i brani del disco e anche qualcosa di nuovo. Piccoli anfratti deliziosamente dipinti con la gentilezza e la parsimonia che non t’aspetti. Attorno, allora, non conta se la sala sia piena o meno. L’astrazione è completa.

Scambiamo due chiacchiere con la timida Ellinor, che da vicino dimostra almeno 18 anni. Per fortuna i pochi convenuti spendono e comprano di tutto. Ci sono vinili dei vari progetti, borsa di tela, CD, 45 in vinile e appunto music box e swedish bag colorate, oltre a due posterini verticali della Morr Music. Accanto anche il CD ed un EP cartonato dei londinesi Sleeping Years. Progetto di Dale Grundle che forsi i più attenti ricorderanno essere membro dei Catchers, formazione che ha avuto il privilegio di andare in tour anche con Pulp, Oasis e Divine Comedy. Si presentano in duo (dimezzati alla radice) presentando il debutto ‘We’re Becoming Islands One By One’ accolto calorosamente dalla stampa specializzata. Sono volati accostamenti pressanti con Sufjan Stevens piuttosto che con Elliott Smith o il “giovane” progetto Bon Iver. In questa veste, però, i due volenterosi londoner annoiano e neanche poco. Sensazione di già sentito che purtroppo penalizza il tutto proposto. La serata è questa. Ci piace tantissimo poter affermare con fierezza di essere stati parte di quei 15-20 temerari (senza macchine volanti) che hanno sfidato la legge della fisica e chimica applicata a un mondo anormale. Il solito mondo provinciale. Colorato di bianco, rosso e verde.

Emanuele Tamagnini

Altri scatti di Emanuele Tamagnini su: NERDSPHOTOATTACK!

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