The Satelliters + The Grannies @ Sinister Noise Club [Roma, 24/Aprile/2009]

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“Ma questi non sputano come i The Rippers dice qualcuno al mio fianco. Eh no, non sono grezzi e violenti come i sardi questi crucchi dei The Sateliters. Facciamo ordine. La serata era iniziata un’ora prima con i The Grannies (tutte queste “The” iniziano a darmi impiccio, fantasia e inventiva per favore). Il Sinister è pieno come un uovo, tra cowgirl baffute, simil-Aguirre panciuti di birra e scimmie marine che cascano al suolo. Ovviamente non mancano i beat de noantri, vestiti di tutto punto con capelli a caschetto e jeans attillati, il locale ne accoglie a cuore aperto una variopinta folla. Scendiamo giù e hanno appena iniziato i romani The Grannies che, se perdono punti con le loro camiciole e gilet, e le chiacchiere da bar sul palco, acquistano decisamente punti con la musica. Molto belle davvero tutte le canzoni, tra Chesterfield Kings e Fuzztones che, a conti fatti, surclassano i The Sateliters.

I The Sateliters gironzolano il globo da 14 anni, proponendo un onesto, ma nulla più, grarage beat marchiato anni ’60. Sono in quattro, hanno una tastiera ultra vintage, i capelli a caschetto, pesano 30 chili ciascuno (non ho capito perchè il look garage preveda la magrezza prossima all’anoressia). Iniziano male i  Sateliters, primo brano davvero moscio, prevedibile rock and roll senza guizzi. Riescono a farmi ricredere nei successivi tre o quattro brani dove aumentano un po’ il ritmo, trovano qualche soluzione ritmica più interessante. Ma poi subentra la noia, quella sensazione brutta di “non vedo l’ora che finiscano”. Troppi brani simili l’un l’altro e suonati senza verve, e oltretutto suonano pure scocciati. Se volete sentire del buon garage beat tedesco sentite i The Cheeks. No, questi non sono come i The Rippers. Assolutamente no.

Dante Natale