The Rumble Strips @ Circolo degli Artisti [Roma, 24/Gennaio/2008]

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Esiste tutta una branca della nuova musica indie britannica, che si distanzia dalla oramai folta schiera degli “imitatori di” (fac-simile di Strokes e Libertines in primis). Complessi a volte un po’ anomali, che tentano nuove vie e setacciano primigeni e meno percorsi sonori per creare uno stile proprio, che non suoni come minestra eternamente riscaldata. Questi quattro ragazzi di Tavistock entrano a pieno titolo fra le sopracitate fila. La strumentazione è una vera bomba: pianoforte, sax, tromba, e una chitarrina classica magnetizzata, graffiata e scotchata in nero che meriterebbe uno spazio in qualche galleria d’arte moderna. Per non parlare della voce del cantante-pittore Charlie Waller, limpida, potente, con un pizzico di soul che gratifica la freschezza degli intrecci melodici – pari a quella delle lande della Cornovaglia che li ha cresciuti, verrebbe da dire. Trame originali e momenti di delirio live rendono i loro brani una goduria da vedere e ascoltare. Si presentano sul palco in formazione allargata, vestiti senza pretese (mentre il cantante del gruppo spalla sfoggiava camicia cravatta e pantaloni aderenti, oltre ad una gestualità tremendamente forzata). E suonano come forsennati per un’ora buona, mentre la gente sotto al palco si muove, strilla, applaude convinta fra un brano e l’altro. Tutti e cinque vivono quello che suonano, si intuisce: è un continuo saltare qua e là, in una schizofrenia militante, da circo. ‘Gilrs And Boys In Love’, ‘Clouds’, ‘Time’, ‘Alarm Clock’, uno dopo l’altro sciorinano tutto l’album (‘Girls And Weather’, uscito per la Fallout Records nemmeno cinque mesi fa) frutto di tre anni passati a suonare nei locali di mezza Inghilterra. La leggerezza pop (già parecchio fuori dalle righe) si colora di rumori, movimenti e cori indovinati. E un tamburo – il rumble-drum – che la new entry con tanto di ciuffo penzolante (che più british non si può) percuote quando non è impegnato col basso. Per creare uno show che, a dirla tutta, rende le canzoni molto più godibili rispetto alle rispettive versioni da studio. Si respira originalità caparbia e caciarona, questa sera. Di quelle che lasciano il sorriso.

Filippo Bizzaglia

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