The Ruby Suns @ Sinister Noise Club [Roma, 29/Marzo/2009]

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La domenica è quasi sempre il giorno migliore per andare a un concerto, non c’è traffico, si trova parcheggio facilmente e di solito si è anche abbastanza rilassati. Purtroppo o per fortuna non tutti la pensano così. Accade perciò che l’affluenza a un concerto di un gruppo abbastanza affermato come i Ruby Suns non sia quella delle grandi occasioni ed è un vero peccato, perché, nonostante preferisca di solito i concerti con poca gente, questo sarebbe stato valorizzato di più se ci fosse stata un po’ di divertita caciara. La serata viene aperta dai Formanta!, gruppo romano di recente formazione, che propone un convenzionale (se non fosse per lo stile della voce della cantante, simil Giuni Russo, con le dovute proporzioni) ma gradevole indie-pop condito da un po’ di elettronica piuttosto naif. Una gran bella idea invece quella di regalare i propri CD (impacchettati a mano) a chi li volesse ascoltare. Nonostante la poca gente presente, credo che siano andati esauriti subito. Bravi!

Dopo un breve riallestimento del palco tocca finalmente ai neozelandesi Ruby Suns (che prima avevano ascoltato il concerto di apertura tra il pubblico) con solo tre ore di sonno alle spalle a causa di un problema con il volo. Sono solo in due, purtroppo non c’è Amee Robinson (l’unica ragazza del gruppo), e quindi non verrà eseguita quel gioiellino che è ‘There Are Birds’. E insieme a lei, con mio rammarico, mancheranno anche ‘I Remember’ e ‘Morning Sun’ tratti dal loro ultimo album ‘Sea Lion’. In compenso il concerto assume un’identità ben precisa, cosa che l’album non ha (ma è davvero l’unico “difetto” che gli si può rinfacciare). Ryan McPhun (simpatico, educatissimo e con la maglia bianca dentro i pantaloni) e il suo compare si mettono dietro i soliti marchingegni elettronici (un giorno forse anche io capirò come funzionano), con accanto un discreto set di percussioni ciascuno (unico strumento acustico) e attaccano il set con il psych-pop di ‘Blue Penguin’ che inizialmente ci ipnotizza ma poi ci risveglia bruscamente al primo affondo sui timpani e sui rullanti. L’influenza degli Animal Collective (soprattutto lato Panda Bear) dal vivo è molto più marcata, e i ritmi afropolinesiani ,per i quali erano stati accostati ai Vampire Weekend, diventano molto più moderni. Un esempio per tutti, ‘Adventure Tour’ viene suonata con una batteria elettronica martellante in puro stile Suicide. Anche le reminiscenza messicane di ‘Oh, Mojave’ rimangono nascoste dietro quella moltitudine di effetti sonori. Il pubblico (pochi ma buoni comunque, soprattutto la morettina con la mini) apprezza e qualcuno inizia a lasciarsi andare alle danze su ‘Ole Rinka’ e ‘Tane Mahuta’ , i Ruby Suns per conto loro ringraziano e terminano con una jam di un quarto’ d’ora di tribal disco. Niente male davvero, sarebbero stati perfetti in una serata danzante di un sabato sera, ma purtroppo è domenica e la gente è rimasta a casa a smaltire la sbornia del giorno prima.

Daniele Gherardi

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