The Rubinoos + Senza Benza @ Mads [Roma, 27/Maggio/2010]

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Quando ho visto il flyer del concerto dei Rubinoos mi son stropicciato gli occhi come in una specie di sogno. Che? I Rubinoos?! A Roma!? Ma io li pensavo un gruppo tipo fumetto, che esistevano solo nella mia mente, un gruppo giocattolo, cartonato. E invece no, sono veri i Rubinoos, esistono e stasera “per la prima volta in Italia, a Roma e al Mads”, la leggendaria power pop band americana, a seguito di un nuovo album ‘Automatic Toaster’, pubblicato dalla spagnola WildPunk Rec, sbarca da noi. Due album storici e poi lo scioglimento per una delle formazioni più amate del genere insieme a Raspberries, Knack, Great Buildings, The Beat. I Rubinoos mescolavano le melodie solari anni ’60, i Beach Boys, i Beatles, Ohio Express, Manfred Mann, 1910 Fruitgum Company, finanche un po’ di funk, creando così canzoni di facile presa. La loro ‘I Wanna Be Your Boyfriend’, divenne un hit e, come è noto, è stata poi plagiata da Avril Lavigne nella sua ‘Girlfriend ‘(è praticamente identica). Fatto sta che oggi sono a Roma e perderli è da folli. Al Mads ci sono di spalla pure i Senza Benza per cui festa doppia.

La scaletta degli eroi pontini è praticamente identica a quella del concerto degli Yum Yum’s di qualche mese fa e ci rimango un po’ male solo per questo. Speravo in qualche brano diverso. Le solite cover (‘Back In The USSR’) e i “soliti” megaclassici. ‘Great Big World’, ‘See The Light’, ‘Gigius’, ‘Ti Saluto’, ‘Riot Grrl”. Tutti i brani eseguiti in tre blocchi, legati tra di loro. Grande botta, padronanza, sicurezza, divertimento. Non ho capito però perchè il cantante ha smesso di suonare la chitarra. Lo vedo un po’ goffo senza lo strumento. Ah, spiegate al bassista che quelle scarpe da cestista da NBA sono fuori luogo e dite al chitarrista di non stare fisso come un tronco senza esprimere la banchè minima emozione. Era un concerto flower punk! Intendiamoci: i SB non hanno da dimostrare più nulla a nessuno. La loro storia l’hanno fatta, sono stati grandissimi negli anni ’90, ora suonano solo dal vivo, di tanto in tanto. Ed è sempre un piacere canticchiarli. Ed io continuerò ad amarli. E con me il pubblico, espertissimo, che conosce i brani a memoria.

Il pubblico è folto, età media 40 anni, io devo essere tra i più giovani. “Ci siamo tutti?”, chiede Pierpaolo (Rave Up) che fa l’appello. Sì, credo di sì. C’è Umberto dei Bonnie Parkers, il cantante dei Real Swinger con il giubotto di jeans tenuto sulle spalle come negli anni ’80, Steve dei Killtime, di professione “punker”, il cantante degli Steaknives, come al solito il più fomentato di tutti. Sempre gli stessi, sempre innamorati di questo genere. I Rubinoos sono in formazione originale con il ritorno anche del batterista. La coppia Tommy Dunbar (chitarrista) e Jon Rubin (cantante/chitarrista), si presenta più scema che mai. Tommy esoridsce con “Rubinoos are mainly tourists” e ci scatta decine di foto durante lo show e Jon, attempato e con un camicia color mestruo, la butta sull’autoironia in ogni brano. E’ ‘Arcade Queen’ a dare il via alle danze e da lì seguiranno tutte le altre zuccherose compagne, la funky ‘Hard To Get’, il rock and roll di ‘Shake Some Action’, la dolce ballata beatlesiana ‘Leave My Heart Alone’, gli spruzzi allegrissimi di ‘I Wanna Be Your Boyfriend’. La band si diverte e basta, conscia di due cose: la loro musica è semplice, non pretende nulla se non divertimento; il loro tempo è passato ma chi se ne frega. A un certo punto mi scappa uno sbadiglio di sonno e Tommy mi redarguisce. Chiedo immensamente scusa. Il bassita gigante (un misto tra un malese, un hawaiano, un sudamericano e un orientale) non smette di ridere e sorridere, canticchia tutti i brani e offre una prestazione di massimo rispetto. Guardo la scaletta e scopro che manca ‘Peek-A-Boo’. Gliela chiedo e tempo due secondi parte. Mi beo del fatto che è stata l’esecuzione (assieme a ‘I Think We Are Alone Now’) più apprezzata della serata. L’ha cantata il batterista con il vocione. Restano fuori però incredibilmente ‘Would’n It Be Nice’ e ‘1-2-3 Forever’. Si arriva, tra boccacce, chiacchiere in libertà, richieste, foto sul e dal palco, a uno dei momenti più belli della serata: ‘I Think We’Re Alone Now’. Praticamente la cantiamo tutta noi e Jon è comosso quasi alle lacrime per tale dimostrazione d’affetto. Si vedeva la gioia negli occhi di tutti e quattro. Chiusura con ‘Rnr Is Dead’ con le persone che mi si arrampicano sulla testa. Poi c’è stato il siparietto dei bis con una canzone a cappella 100% Beach Boys che vorrei tanto poter recuperare. Qualcuno conosce il titolo? Apprezzatissima. Loro le voci, noi le mani. Ultima trionfante canzone è stata ‘Sugar Sugar (Honey Honey)’ dei The Archies. Lascio a voi immaginare la festa. E infatti si tolgono gli strumenti ma noi li ributtiamo sul palco. Ne vogliamo altre. Imbarazzati e contenti vorrebbero suonare ma il fonico non si trova. Li facciamo aspettare, andiamo in cerca del fonico… niente da fare. Sparito. Peccato. La festa poteva continuare un’altra oretta visto l’andazzo. I soliti sciocchi li hanno persi, i soliti noti ne hanno goduto. Serata dolce, matta e indimenticabile.

Dante Natale

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