The Rippers @ Traffic [Roma, 1/Dicembre/2007]

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Le serate Twiggy al Traffic sono le mie preferite. Serate in cui si cerca di riproporre esteticamente e musicalmente le atmosfere ’60. Dopo aver visto i tedeschi The Cheeks stavolta tocca ai selvaggi The Rippers calcare il palco del locale sulla Tiburtina. La serata è variegata, spuntano minigonne di quei favolosi anni, persino cappotti e acconciature in quello stile.

Non conoscevo i The Rippers, e non li conosceva Aguirre. Ma un video su YouTube di un minuto e mezzo è stato più che sufficiente per decidere di superare la porta del locale. I ragazzi sardi in 5 anni hanno rilasciato sul mercato ben nove 7″ e due dischi. Incidono per varie etichette importanti come la Shake Your Ass Records (Mojomatics tra gli altri), Slovenly Recordings, Screaming Apple Records, (The Power Chords), insomma fanno parte di tutto quel sottobosco senza fine e infinitamente vasto che è quello del garage-power-pop and roll. La migliore musica per un sabato sera al Traffic insomma. Non c’è gruppo spalla, a tenere il palco ci sono solo loro. I ragazzi si presentanto vestiti inappuntabilmente come una band degli anni ’60, e quindi tutti e quattro uguali, camicia nera, cravatta nera, All Star ai piedi ed con una chitarra gigante. É curioso poi come tutti e quattro siano dei tipi mingherlini e secchi, perfetti proprio per il genere che suonano. La musica dei The Rippers è rock’n’roll, è garage, è punk, è rockabilly, è tutto assieme. In un’ora e un quarto suonano un qualcosa come quaranta brani uno dietro l’altro senza pronunciare parola. Le uniche saranno: “più alto il microfono” e “queste sono le ultime due canzoni”. Perchè quando c’è la musica non c’è bisogno di sparare minchiate per intrattenere il pubblico. Un pubblico che mostra di apprezzare l’instancabile musica della band dimenandosi sotto il palco. Il cantante tiene le gambe larghissime e sputa sangue su brandelli di testi dei brani. La voce c’è, la velocissima armonica per abbellire i brani e il carisma anche. Una cascata a getto continuo di ritmi danzerecci, di garage punk spietato, di teste che si muovono, corpi che ballano, canzoni che si sbriciolano nel giro di un minuto e mezzo massimo, brevi e veloci, ecco in sintesi il concerto dei The Rippers. Qualcuno ha detto che erano belle tutte quelle cover della prima canzone, qualcun’altro che tre accordi erano troppi. La verità non sta da nessuna parte. Sta solo nel fatto che il loro è uno di quei concerti memorabili per intensità, attitudine selvaggia, sudore sparso a litri e voce completamente persa alla fine della serata. Io dal rock’n’roll non chiedo nulla di più che un concerto come questo. Che per il genere proposto è perfetto.

Dante Natale

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