The Queers @ Traffic [Roma, 22/Giugno/2006]

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Arrivo al concerto dei The Queers con una gran voglia di punk. Voglio solo ed esclusivamente punk rock. Nient’altro che ritornelli gonfi, chitarre a livello delle ginocchia, bocche sguaiate, gambe divaricate, “oooh” da urlare: è tutto quello che voglio e so che la serata di stasera potrà offrirmelo. Si esibiscono infatti i The Queers, storica band del pop punk più delizioso che nasce addirittura nel 1982, anche se per aspettare il primo full-lenght ci vorrà il 1990, quando la Lookout metterà sotto contratto i nostri dando vita al loro primo album, “Grow Up”, che era uscito in sole mille copie per la piccola etichetta inglese Shakin’ Street. Da lì in poi tra, split, 7″, EP, singoli e altri album la band si è conquistata il rispetto di tutti i seguaci del genere, creandosi un ampio seguito in tutto il mondo.

Ad aprire la caldissima serata i The Bonnie Parkers. E’ la quinta/sesta volta che mi capita di vederli, oramai li conosco abbastanza bene. Il loro punk rock è sguaiato e frastagliato, grezzo e melodico e ottiene un buon successo nel pubblico. Vengono presentati i pezzi dal nuovo album “The Olive Floating In Your Poisoning Martini” tra cui spicca di sicuro il primo brano, “Sick And Tired”, davvero ben arrangiato e via via tutte le altre, “What Do You Want”, “Death Has Got Black Eyes” e la bella “My Girl Drinks More Than Me” fino alla conclusiva cover dei Ramones, “Today Your Love, Tomorrow The World” (ottima scelta, non la solita cover dei Ramones). Il pubblico gradisce e si scalda.

Seguono gli Stinking Polecats i quali hanno il grande merito di svegliarmi da un colpo di sonno spaventoso a cui stavo soccombendo. Band attiva da molti anni, gli SP hanno offerta una prova dannatamente buona. Il loro punk rock è perfetto, melodie vincenti, attitudine, modo di stare sul palco, coinvolgimento del pubblico che conosce i brani. Tutto fila liscio e pur non conoscendo neanche una canzone del loro repertorio mi sono esaltato come un bambino, anche per le cover di Adolescents e ovviamente Ramones (“53rd and 3rd”). Grandi. Tenere d’occhio.

Capitolo The Queers.
Le tre “checche” salgono sul palco sicurissimi di se, niente soundcheck, niente foglio con scaletta, solo “1-2-3-4” e basta. Appena scattano le prime note è il delirio, pubblico avvelenato di punk inizia con stage diving, cori e incitamenti alla band. Il Traffic diventa una fornace senza scampo per il caldo e per il fumo (maledetti in eterno!) mentre i The Queers, il gruppo più simile ai Ramones che ci sia mai stato, non si risparmiano minimamente, suonando tutti i brani uno dietro l’altro senza nessuna pausa, senza intoppi, senza sbavature, tutto perfetto… forse troppo. In effetti ho accusato una strana sensazione di noia dopo un po’, era come se i ragazzi del New Hampshire non mi stessero dando quello che volevo, come se avessero inserito il pilota automatico e tutto scorresse e a quel punto non lo sapevo neanche io che cazzo volevo. Forse avevo caricato troppo di aspettative la serata ma la band mi ha lasciato interdetto. Oh il pubblico se n’è sbattuto dei miei dubbi ed ha goduto alla grande la loro esibizione me questo sia detto per inciso. Però ritornando a casa ho avuto la sensazione che qualcosa mi era mancato. E non so ancora esattamente cosa.

Dante Natale

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