The Notwist @ Villa Ada [Roma, 21/Luglio/2015]

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Difficile rimanere indifferenti quando si nomina una band come i The Notwist, difficile dimenticare una carriera ormai lunga venticinque anni, che ha portato il collettivo tedesco a spaziare dal melanconico hardcore degli albori, al post-rock di album come ‘Shrink’,  fino alla sperimentazione e alla definitiva consacrazione al mondo dell’elettronica e delle sonorità ibride, che pur mantenendo l’anima e l’emotività dei primi tempi, hanno regalato vere e proprie anticipazioni di quelle che saranno pietre miliari del genere (pensiamo ai Radiohead di ‘Amnesiac’ su tutti), difficile dunque rimanere indifferenti e non prestare il nostro tributo. L’occasione ce la fornisce in questo Luglio romano (o dovremmo dire africano), il nutrito cartellone di quello che è il bellissimo esperimento, ormai evolutosi in certezza, di Villa Ada Roma incontra il mondo, la kermesse che ormai da anni e con fortune alterne (oh si quei tempi bui caratterizzati interamente da spettacoli comici), ospita sul proprio palco il meglio del passato e del presente musicale a prezzi abbordabilissimi. L’atmosfera è delle più rilassate e dopo aver constatato l’assoluta eterogeneità del pubblico presente ed esserci rilassati un pochino sulle rive del famigerato “laghetto”, senza gruppi in apertura, a fare la loro apparizione su un palco minimale, quasi al limite dello spoglio, è il quintetto di Wheilheim che si presenta sommessamente, chiarendo subito che a parlare sarebbe stata di lì a poco esclusivamente la loro musica. La opening track ‘Kong’ è un tributo all’indie elettronico che ha caratterizzato l’ultima fase delle sonorità della band teutonica e la voce di Acher rimanda in maniera assoluta e diretta alle atmosfere intimiste e tormentate dei primi anni ’90 toccando immediatamente i punti più reconditi della sfera emotiva della maggior parte degli astanti. Le suite strumentali che accompagnano praticamente ogni pezzo sono il leitmotiv dell’esibizione dilatando i pezzi e le atmosfere all’esasperazione e spaziando dall’elettronica più pura, di brani come ‘Into Another Tune’ e ‘Boneless’, al break beat di brani come ‘Pick up the Phone’, fino alla soffocante e raffinata attitudine di ‘No Encores’, lascito del post-rock e dell’era post-grunge della band, in un’ora e mezza di live a tratti intenso, a tratti quasi labirintico, per la quantità impressionante di stimoli ai quali l’ascoltatore è sottoposto. Seguono gli encore e con loro la famigerata ‘Consequence’, vero e proprio successo commerciale della band, che si dimostra però sottotono rispetto ai momenti precedenti più propriamente musicali, tradendo quasi l’impressione che sia ormai un automatismo necessario il suo inserimento in scaletta, mentre le finali ‘Different Cars and Trains’ e ‘Gone Gone Gone’ danno l’ultimo  “farewell” al pubblico romano. In definitiva il live dei Notwist non è un live per tutti, uno spettacolo che non tollera etichettature ma soprattutto uno spettacolo fatto di dettagli, che nei dettagli rischia di perdersi se non si ha la prontezza di codificare un linguaggio a tratti complesso e autoreferenziale, a tratti semplicemente geniale, che non ha la pretesa di parlare chiaro e che probabilmente non la ricerca nemmeno, lasciando a noi ascoltatori solo la possibilità di provare a comprenderlo ed interiorizzarlo per goderlo pienamente. I Notwist sono questo, ora dipende da voi.

Alberto Paone

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