The Notwist @ Union Chapel [Londra, 12/Dicembre/2009]

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Avete mai assistito a un concerto all’interno di una chiesa? Se vi è capitato in Italia, probabilmente, si sarà trattato di un’esecuzione di musica classica o dell’esibizione di qualche coro. Improbabile infatti che siano stati i Notwist ad occupare il posto solitamente riservato al sacerdote. E’ quanto invece avviene ad Islington, nella zona nord di Londra, nella bellissima Union Chapel, chiesa che, pur mantenendo intatta la sua funzione originaria di luogo di culto, presenta anche un fitto programma di concerti (a fine gennaio ci suonerà anche Vinicio Capossela). I Notwist, dicevamo. Non mi hanno mai suscitato particolari entusiasmi, e in effetti vado al concerto più che altro per accompagnare due amiche, le quali in cambio hanno promesso che dopo mi porteranno ad una festa nel loft strafico di un loro amico “cool”.

All’arrivo, il colpo d’occhio all’interno della chiesa è davvero notevole. La navata inferiore, sormontata da una cupola, ospita palco e platea. Al piano superiore, una galleria scorre tutto intorno, fino a quasi dietro il palco (o dovrei dire transetto?). In una stanzona di lato c’è anche un bar, ma gli alcolici non possono essere portati nella sala, evidentemente sacro e profano devono rimanere separati. La band tedesca – alfiere di quel genere che è stato definito “indietronica” – suonerà, accompagnata da un’intera orchestra di 20 elementi – The Andromeda Mega Express Orchestra -, una selezione del proprio repertorio. C’è un’apparente solennità nell’atmosfera, con il pubblico ordinatamente seduto sulle panche della chiesa, a poca distanza dai musicisti, fatto che dà la possibilità di apprezzare bene l’esibizione anche visivamente. I Notwist non sono propriamente il tipo di band che ti fa zompare in piedi e ballare, quindi gli arredi della chiesa sono al sicuro. Tessono le loro trame delicate, accompagnati dalla validissima orchestra, che aggiunge corposità all’impianto sonoro, basato invece su strutture prevalentemente minimali. La band però in alcuni momenti si lascia andare anche a brani dal groove più agitato, in cui la sezione ritmica – il batterista in particolare – ha modo di dimostrare la propria competenza. I due frontman del gruppo – chitarrista e tastierista – sfoggiano capigliature molto kraut. Il primo sostiene tutte le parti vocali dei pezzi, dai toni sempre sommessi, quasi sussurrati, mentre il secondo estrae suoni elettronici – a tratti più sinfonici a tratti più glitch, dalle macchine che ha davanti, che governa utilizzando due controller della “WII Nintendo”.

In alcuni momenti si fanno da parte, lasciando all’orchestra e alla ritmica della band il compito di intrattenere il pubblico. Che segue composto, accendendosi maggiormente quando vengono eseguite le canzoni più conosciute, quali ‘Pilot’ e ‘Pick Up The Phone’. A tratti i tedeschi virano verso atmosfere sempre più rarefatte e malinconiche, direi quasi pastorali. Durante una di queste, un tipo davanti a me si addormenta, risvegliato dagli applausi che partono alla fine del pezzo, cui prontamente si unisce (applaudendo quindi qualcosa che ha vissuto solo oniricamente), per ricascare nel sonno poco dopo. Escono applauditissimi, e concedono un generoso set di bis. Anche troppo generoso penso, iniziando ad accusare il freddo siderale che penetra dallo spiffero generato dalla porta accanto a me, che dà accesso al chiostro adibito a smoking area, e che quindi si apre e richiude con notevole frequenza. Dopo circa un’ora e mezza la missione è conclusa, e guadagnamo l’ambita festa, al settimo piano di un palazzo con vista su tutta la città. All’interno offrono un ottimo tè con funghi, col quale mi scaldo dopo il gelo della Union Chapel. Le selezioni musicali non sono all’altezza delle aspettative, ma Londra vista dall’alto è bella e dopo un po’ che la contemplo, realizzo che – chissa perché – i Notwist me li sono già mezzo scordati…

Stefano Tonazzi