The Notwist @ Circolo degli Artisti [Roma, 30/Settembre/2008]

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Sei anni dopo. Sei anni dopo ‘Neon Golden’. Sei anni dopo l’ultimo concerto romano al Classico. La terza di quattro date italiane. Sulle spalle di un album meraviglioso. Quel ‘The Devil, You + Me’ candidato ad essere uno dei dischi del 2008 ma soprattutto esempio limpido di quale aspetto dovrebbe avere la musica indie oggi. I Notwist suonano indie nell’accezione più pura del violentato termine. Difficile trovare di meglio in giro. Come difficile trovare un parcheggio nell’area circostante al club per destinazione. Il prevedibile tutto esaurito si manifesta nel giro di pochi attimi. Il tour bus è parcheggiato lato muro esterno, mentre centinaia di persone hanno già preso possesso di uno spazio vitale. Uno schermo posto nel giardino servirà a quelli senza biglietto. Tantissimi e sprovveduti. Prendo con le mani a conca un po’ di originalissimi flyer che pubblicizzano l’imminente concerto dei leggendari Residents. Il classico occhio venato con tanto di cilindro in “testa”. Trovo il Gherardi incravattato di fresco e un essenziale punto merchandise dove ammirare vinili e CD. Intanto sul palco ci sono i Saroos da Monaco di Baviera che hanno debuttato con un album omonimo per la Alien Transistor Records, label dei padri Notwist. Dal vivo sono decisamente più apprezzabili che non su disco. Il trio ibrida squarci cardiaci di memoria Anticon, hip hop, accelerazioni nettamente post rock ed elettronica satura. Hanno un paio di grandi pezzi ma il resto si perde un tantino nel pericoloso mare di noia e piattume.

La sala è quasi stracolma. L’aria ferma. Lo schermo spento. La gente chiama l’entrata sul palco del quintetto tedesco. Due ragazze vogliono passare nelle strettoie umane. Una di loro ci impalla maleducatamente. Battibecchi. Che brutta l’ignoranza e la rozzezza. La grossolanità e la trivialità. Che schifo quei soliti 4-5 minotauri (corpo di uomo e testa di cazzo) che, seppur in un clima irrespirabile visto il numero di presenti, se la fumano beatamente in faccia al prossimo. Dettagli. Markus e Michael Acher arrivano nella penombra di luci blu soffuse. Lo schermo rimane spento. La magia può avere inizio. I Notwist sono una band evoluta. Passi avanti nel futuro come solo i grandi sono in grado di compiere. Pochi forse ricordano i dreadlock e quel sound grungettone, mezzo metal, mezzo post hardcore, mezzo jazzato nel susseguirsi dei primi anni ’90. Pochi ricordano i primi quattro dischi. Ma è giusto così perchè i “nostri” Notwist hanno realizzato due album. Due capolavori. Due caposaldi. Imprescindibile punto di partenza per chi non pensa affatto che fare musica sia accendere un ampli e scimmiottare qualcuno di famoso. I Notwist insegnano. Nati e cresciuti in un buco di culo bavarese come Weilheim. Ventimila abitanti quasi tutti anonimi. Il talento non ha però geografia. L’intelligenza neppure. Di capire, di sperimentare, di voler cambiare e rinnovarsi. Il concerto propone dunque brani dai due dischi in questione. Un’alternanza che lascia senza fiato. Meno elettronici se paragonati a sei anni fa ma senza dubbio più “rock”, anzi più post rock. Le soluzioni ossessive e ripetitive alla fine di quasi ogni pezzo tramortiscono per bellezza e fulgore. Pause interrotte da autentiche folgori che non arrivano però dall’alto ma dal basso. Come se la terra si aprisse ad ogni meravigliosa partitura strumentale. Il caldo è opprimente. La gente urla, applaude e muove quel che può: la testa. Di continuo. E’ un concerto in netto crescendo. Si cantano i pezzi di ‘Neon Golden’ che i Notwist stravolgono in alcune parti essenziali. Un aggiornamento nell’aggiornamento come è testimoniato lucidamente da ‘Pilot’. Ormai un classico del nuovo millennio. Dopo un’ora annunciano gli ultimi due brani. Ma è la solita routine. Chiamati a gran voce escono dopo pochissimo per altri tre bagliori ed un tris. ‘Gravity’ è trascendenza. Rapimento. Band assoluta al massimo della vita artisticamente adulta. Mentre due inetti si prendono a botte nella parte posteriore della sala e alcuni più inetti di loro ne approfittano per guadagnare terreno e andare più avanti, i cinque terminano una performance maiuscola. Nel tripudio di sensi e sudore. Io il Paradiso me lo immagino proprio così. Proprio come i Notwist.

Emanuele Tamagnini

1 COMMENT

  1. grande Ema!
    la tua recensione non può che confermare ciò che ho visto quest’anno a Spaziale Fesival: i Notwist sono un grande gruppo live e l’ultimo disco non sbaglia un colpo ad ogni canzone.

    A.

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