The Notwist @ Circolo degli Artisti [Roma, 25/Marzo/2010]

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Qualora dopo due anni fossero rimasti dei dubbi sulla bellezza di ‘The Devil, You + Me’, ultimo lavoro dei Notwist, la band bavarese li ha spazzati tutti via con questo live magistrale al Circolo degli Artisti, che bissa il sold out del 2008 (leggi). Un’esibizione capace di svelare l’incanto di un album che a un primo ascolto può rimanere offuscato dall’aura magica del precedente capolavoro ‘Neon Golden’ (2002). Una sorprendente dimostrazione di come l’elettronica possa risultare calda e avvolgente quando si realizza l’alchimia perfetta: synth, tastiere, basso pulsante, chitarre sempre pronte a graffiare e una voce docile e disincantata, quella di Markus Acher, sospesa sopra questa densa miscela. Un puzzle di sonorità che si incastrano magicamente, e che testimoniano l’eclettismo di una band che ha saputo sperimentare e rinnovarsi negli anni, passando dal grunge metal degli esordi all’attuale ibrido di electro-pop e post rock.

Al mio arrivo il Circolo è già pieno. Capisco subito che la serata è destinata a surriscaldarsi, anche perchè nel giro di poco tempo mi ritrovo pressato come una sardina, ma la cosa passa in secondo piano con l’inizio del concerto. Vengo immediatamente rapito dalla magia di ‘Boneless’: la perfezione, una delle punte di diamante dell’ultimo album, e la dimostrazione di come attorno a poche semplici note si possa costruire un universo. La testa inizia a ciondolare e il corpo la accompagna, impossibile non lasciarsi cullare da tanta dolcezza. Poi un’ovazione accoglie ‘Pick Up The Phone’ e la memoria torna all’elettronica radioheadiana di ‘Neon Golden’. Nel complesso un’esibizione che mette in luce la poliedricità della band e che risalta soprattutto la loro matrice rock, visto che oltre ai pezzi più campionati (come una versione remixata di ‘Pilot’ e il drum’n’bass di ‘This Room’) vengono proposti anche pezzi in cui gli arpeggi di chitarra abbandonano i toni flebili e soffusi e si fanno più graffianti. Risplende quindi in tutta la sua bellezza la seconda perla dell’ultimo lavoro, ‘Gloomy Planets’, che inizia con toni sommessi e malinconici per confluire in un finale entusiasmante. Una perfetta armonia di suoni che infiamma un pubblico ormai in tripudio, tanto che a un tratto arriva anche l’urlo da stadio “Campioni del mondooooooo!!” da parte di uno pseudofan proiettato già in clima mondiali. In tutto un’ora e mezzo abbondante di pregevole fattura, un’esibizione priva di passi falsi che comprende anche un bis in cui spicca la splendida ‘One With The Freak’. Chissà per quale motivo mi tornano in mente i mitici Grandaddy, band seminale ormai sciolta che purtroppo non potrò mai più vedere dal vivo. Ma non è finita qui, perchè c’è spazio anche per un gradito tris nel quale vengono proposte le due dolcissime ninna nanne ‘Consequence’ e ‘Gone Gone Gone’: il preludio migliore ad una serena dipartita verso il mondo dei sogni.

Matteo Ravenna

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