The National @ Alcatraz [Milano, 16/Novembre/2010]

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La pioggia che cade incessantemente da circa due giorni a Torino è perfetta come cornice al viaggio verso Milano e gli oscuri The National: loro si che sanno cos’è la tristezza e la depressione, che riempie fine dagli inizi i loro lavori in studio e che non manca in grandi dosi anche in ‘High Violet’, a mio parere uno dei migliori album del 2010. Ho sempre avuto problemi con Milano e questa volta non sono da meno. Mi perdo in macchina girando per le circonvallazioni esterne, parcheggio in divieto di sosta sperando di ritrovare l’auto al mio ritorno e mi fiondo dentro. L’Alcatraz è accogliente come una baita invernale senza legna nel camino.

Mi scordo la prima fila tanto è pressata la gente: quasi 3000 persone e sold out inevitabile. L’inizio è tra i meno scontati nella storia della musica e fa subito centro. La voce profonda di Matt Berninger in ‘Runaway’ ti entra dentro, fino ai polmoni e ti lascia lì…inerme e imbambolato. Allego scaletta perché per concerti come questo stare a parlare “di-che-pezzo-hanno-fatto” oppure rammaricarsi del tipo “eh-però-non-hanno-fatto-quella”, non ha proprio senso. Efficaci e indispensabili nell’armonia di un gruppo come i National sono, oltre alla voce unica e inconfondibile, la sezione ritmica e soprattutto i fiati che danno profondità ad ogni brano. Indie rocker, prendete appunti! Questi ragazzoni dell’Ohio sanno veramente emozionarti quando sono più quieti, piuttosto che irruenti e rabbiosi. La tripletta ‘Daughters of the Soho Riots’ / ‘England’ / ‘Fake Empire’ è il momento più alto di tutta la serata, forse anche perché sono brani dove è improbabile cercare di battere le mani a tempo, diventata una triste abitudine italiota, ove non necessario. La chiusura con la ormai famosa ‘Mr. November’ (a suo tempo dedicata ad Obama) e la tormentata ‘Terrible Love’ con un Berninger che si getta tra il pubblico e guadagna l’uscita da fondo sala gridando “it takes an ocean not to break” sa quasi di profetico: la pioggia di novembre accompagna il mio paziente e soddisfatto, ritorno a casa.

Andrea Sassano

SETLIST: ‘Runaway’, ‘Anyone’s Ghost’, ‘Mistaken For Strangers’, ‘Bloodbuzz Ohio’, ‘Slow Show’, ‘Squalor Victoria’, ‘Afraid Of Everyone’, ‘Available / Cardinal Song’, ‘Conversation 16’, ‘Sorrow’, ‘Apartment Story’, ‘Abel’, ‘Daughters Of The Soho Riots’, ‘England’, ‘Fake Empire’, ‘About Today’. ENCORE: ‘Lucky You’, ‘Mr. November’, ‘Terrible Love’.

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