The Muffs @ Mads [Roma, 1/Ottobre/2010]

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Dopo oltre 15 anni tornano The Muffs in Italia ed esplode il cuore dei pop punkers 30enni, cioè quelli che negli anni ’90, all’esordio del trio (all’epoca quartetto), erano adolescenti, un periodo in cui i gruppi “alla moda” erano Nirvana, Smashing Pumpkins, Pearl Jam, Hole, L7, Bikini Kill e dunque il movimento delle Riot Grrrls. In questo periodo fecondisismo fecero appunto l’esordio The Muffs per la Warner Bros e poi, cambiando etichetta, la band seguì a proferire il suo verbo fatto di pop punk, garage, sixties per varie etichette non trovando mai pace: Fat Wreck, Sub Pop, Reprise. Io non ne sono mai stato un grande fan, il mio amore si ferma al primo album e basta, il resto lo ritengo eccessivamente sopravvalutato specialmente l’ultimo ‘Really Really Happy’ (che risale al 2004!) ma è con assoluta curiosità che varco, dopo un salubre panino alla mortadella e un caffè piscioso, i cancelli del Mads che inaugura proprio ora la “season”.

C’è talmente tanta gente che per fare la fila mi ritrovo nel locale quando gli Intellectuals lanciano il loro ultimo brano e quindi volo libero sulla recensione e passo ai Killtime. Chi gli ha fatto i suoni? All’inizio non si sentiva una fava tranne la batteria, le chitarre erano un calabrone di campagna e il basso un trattore. To say nothing of the lead singer. Però poi si riprendono e c’è una novità nel loro set. Ci sono delle pause tra un brano e l’altro. Non gliele avevo mai viste fare. Punk rock stile Lilingtones per chi non li conoscesse, ottimamente suonato, potenti ma melodici. Non so più che dire però, sarà la 12esima volta che li recensisco. Chiudono due cover, ‘Walking Out In Love’ (classico power pop) e ‘Surrender’ (politico-tradizionale) dei grandissimi Cheap Trick. E’ ora di un concerto da headliners boys, questo invece lo posso dire.

Ed ecco i Muffs sul palco. Ovviamente gli occhietti dei maschiacci sono tutti per Kim ma devo dire che dal vivo non è poi così bellina. Al secondo brano parte subito uno dei loro classici, ‘Lucky Guy’ e il pubblico (davvero molto per fortuna) quasi non sta nella pelle. Kim è la vera trascinatrice sia per i suoi urletti, sia per il modo di coinvolgere il pubblico e i suoi riff semplici ma cerebrali, quel miscuglio insomma di pop e grunge, molto vicino a Courtney Love (speravo di non farlo il paragone ma son davvero troppo uguali), a metà tra il maschiaccio che appiccica la gomma da masticare tra i capelli della secchiona e la romantica scrittirce di canzoni d’amore  punk. Davvero irritante invece la prestazione del bassista, che sembra essere stato starnutito da qualcuno lassù sul palco e completamente scemo. Prestazione maiuscola comunque della band, i ragazzi del Mads le cantano tutte, il mestiere ce l’hanno e sopratutto hanno i brani, ora veloci (‘Oh Nina’) ora ballate elettriche, ‘Everywhere I Go’, tutti che attecchiscono e su tutto ovviamente la dolce e aspra voce di Kim, sempre incisiva. Un club come il Mads è la dimensione perfetta e anche se stiamo stretti come dei deportati si resiste stoicamente (o quasi). Alla fine non è stato il concerto della mia vita ma una più che degna serata si.

Dante Natale

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