The Morlocks @ Sinister Noise Club [Roma, 8/Dicembre/2015]

727

Nell’irreale atmosfera che avvolge la città eterna, sospesa tra l’aria (pungente) natalizia e il silenzio scaturito dagli effetti della Porta Santa, quale migliore occasione per prolungare la “festa” se non quella di un gustoso dopocena griffato The Morlocks? Proprio davanti ad un sanissimo pasto per over 35 io e il fido Aguirre discutiamo su bei tempi andati. Di quando (una decina d’anni fa almeno) avevamo l’imbarazzo della scelta su quale evento garage-rock scegliere. Ma siamo ancora qui la voglia è sempre la stessa. La storia affascinante, semi-leggendaria, un po’ romanzata di Leighton Koizumi aggiunge quel tocco di pepe al sempre accogliente club capitolino ed è di buon auspicio per le sorti dello show. Prevenuti ma senza strafare. In questa condizione scendiamo le scale e ci posizioniamo fronte palco. Koizumi è visibilmente appesantito (nel fisico) ma non ha perso l’attitudine così come i suoi compari che è bene ricordare rispondono ai nomi di Rob Louwers, Oliver Pilsner, Bernadette e Marcello Salis tutti ex-qualcosa (esempio: da Fuzztones a Gravedigger V) a confermare la regola del frastagliamento line up/discografia tanto cara al mondo garage. La storia è più o meno nota. I fasti detonanti a ritroso di 30 anni, le voci di una prematura scomparsa, gli anni difficili (droga/prigione… forse), il ritorno avvenuto nel 2007, il nuovo album, i tour, i progetti, ancora Morlocks. Koizumi potrebbe essere il soggetto di un crime-thriller ma più semplicemente è un frontman totemico che erutta ancora parecchia vitalità. Un’ora + bis il totale di un set iniziato col freno a mano tirato e proseguito all’arrembaggio. Siparietti di richiesta alcolici (soliti, neanche fossero in scaletta) danno il via alla serata e al tuffo nostalgia. Una manciata di “classici” da urlare a braccia levate e tutt’attorno quei brani fatti con lo stampo che sfogliano il libro di storia del rock’n’roll, del rhythm and blues, della British Invasion, del leather boy look, di immagini ancora tanto tanto care e alle quali saremo sempre affezionati. Il tempo però è inesorabilmente trascorso sulla pelle dei Morlocks e del capo Koizumi, onestamente non si può parlare neanche di rispolvero vintage, ma più semplicemente di grandi mestieranti prigionieri di uno stesso sbiadito passato. Che poi sarebbe la loro vita.

Emanuele Tamagnini

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here