The Mojomatics @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Ottobre/2008]

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In Italia è pieno di ottime band. Anzi stracolmo. Solo i ciechi non se ne avvedono. Solo chi ha perso la passione e si è fatto sopraffare dalla pigrizia mentale parla male dei “nostri” gruppi. In una improbabile classifica i The Mojomatics sono per me la più grande r’n’r band attualmente in giro per lo stivale. Per cui piscio volentieri il concerto dell’intellighenzia che si svolge a 100 metri da me, cioè i Faust e mi fiondo al Circolo per gustarmi il sound del duo veneto. Ne avevo bisogno d’altronde dopo il moscio concerto dei Pelican della sera prima. Due album meravigliosi pieni di canzoni da mandare a memoria e cantare tutti i giorni. Due dischi di melodie anni ‘60 inglesi mescolate al classico suono di Detroit e un po’ di country rock americano. Questo è il genere perfetto. Questo è il rock dei The Mojomatics. Ero curioso di vederli sul palco con la formazione a tre e invece si sono di nuovo presentati in coppia. Poco male, sarà per la prossima volta, spero. Non so cosa sia successo. Devo ammettere però che l’inizio stasera è stato leggermente fiacco. Mi sembrano un po’ tesi o non convinti, anche se ‘Miss Me When I’m Gone’ è sempre un bel sentire. O forse il volume è basso, non so. Il concerto però cambia totalmente dopo 4/5 brani quando Mojomatt imbraccia l’acustica e l’armonica a bocca e sciorina 5 brani di seguito di country garage davvero fantastici, tra cui ‘Stars Above’ (mi pare). Viene fuori tutta la classe di questi ragazzi, il loro modo di stare sul palco, il loro amore per la canzone americana, per le melodie ma anche per i pezzi veloci. La gente apprezza molto la parentesi acustica e iniziano a ballare quasi tutti. Ecco poi ritornare l’elettrica e continuare sugli stessi ritmi indiavolati di prima: ‘Cleans My Sins’, il blues di ‘Askin’ For A Better Circumastances’ e ‘Complicate My Life’ che è stata resa più veloce e più pesante. Questo è forse l’apice del concerto per intensità e coinvolgimento. D’altronde con quel ritornello sarebbe impossibile il contrario. Bellissimo il finale con un pezzo trascinato e spezzettato di una decina di minuti in cui a momenti blues si alternano rullate violentissime e possenti di Dav “faccia di gomma” Matic. Ora ci sono i bis. Non hanno ancora fatto il brano ‘Wait A While’ e io da bravo fan non vedo l’ora di sentirlo. E invece no, niente bis. Rimango con l’amaro in bocca. A parte la durata del concerto, forse un po’ breve, ma come diamine si fa a non suonare ‘Wait A While’. No ragazzi non ve la perdono proprio. A meno che non mi sia rincretinito e non l’abbiano suonata mentre ero distratto a spiegare a una distratta Hag che loro, i Mojo, son bravi davvero anche se la scorsa volta hanno suonato mille volte meglio. Comunque sia, i più grandi.

Dante Natale