The Meows + The Intellectuals @ Jungle [Roma, 3/Febbraio/2006]

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Un’altra serata garage. Un altro appuntamento che noi (io e quella gran sagoma di Aguirre) non ci lasciamo scappare seppur provati dall’ora tarda e dagli acciacchi dell’età ormai avanzata. Il locale testaccino a mezzanotte è quasi saturo. Ad aprire il sipario ci pensano i romani The Intellectuals, autori di un ottimo debutto recente come ‘Black! Domina! Now!’ (Hate Records), ora in formazione a 3 visto l’apporto di una simpatica gattina che dispensa sorrisi e suoni di tastierina. Se esiste una scena romana (Cactus e Motorama non ce ne vogliano) gli intellettuali sono i più oliati, i più potenti, i più bastardi a livello sonoro. Il tutto condito da una dose di simpatia e allegria che non guasta, soprattutto in una città (vedi in un paese) piena zeppa di super star col broncio incorporato. A farla da padrone è il suono minimale abrasivo infarcito di blues. Guitar boy è una sorta di Johnny Ramone nei panni di Alex Harvey, mentre Drum girl pesta dinamica e tiene il passo. Garage blues travisato, sporcato, insudiciato alla maniera dei Pussy Galore, scritto in quella dei Sonics con una strizzatina d’occhio dagli Oblivians in sù. L’apporto di stille farfisa, l’omaggio agli X-Ray Spex e l’attitudine punkoide incorniciano un’esibizione genuina, letale, corroborante per l’anima e per il fisico. Nel finale il salto liberatorio del chitarrista sulla batteria con conseguente crollo delle aste… è il riassunto dell’interpretazione che gli Intellectuals danno al rock’n’roll. Mentre cominciano ad assieparsi crocchi di giovani dediti al bullismo e l’effetto Porto ha ormai acceso le pupille degli astanti, salgono i cinque catalani The Meows che vantano tre album in carniere. Una velata curiosità sta facendo capolino, ben presto soverchiata dalla delusione del quintetto di Barcellona. A parte la bruttezza dei musicanti, il sound è un banale, trito e già sentito rock’n’roll alla Flaming Groovies (ultimo periodo) suonato senza elettricità e senza quei colpi spacca culo che dovrebbero fare la differenza. Va bene che il nostro è un paese ricettivo alle forme più sgraziate di terzo mondismo sonoro, ma pensare che anche gli spagnoli debbano venire a farci sobbalzare le natiche è davvero troppo. Teniamoci stretti i nostri alfieri del genere. Come argomentammo in occasione dei toscani Los Dragos: forza Italia ed in alto il tricolore. Ora il problema è uscire senza che operaietto ci noti.

Emanuele Tamagnini

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