The Mars Volta + Le Butcherettes @ Magazzini Generali [Milano, 20/Giugno/2012]

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Dopo tre anni d’assenza dai palchi italiani, torna il combo guidato da Omar Rodriguez-Lopez e Cedric Bixler Zavala. In questo arco di tempo, la band è passata attraverso altri cambi di formazione, una loro costante, con il licenziamento di Thomas Pridgen e l’ingresso come batterista di Deantoni Parks (già nella band per un breve periodo nel 2006) nonché l’abbandono dello storico tastierista Ikey Owens (ora al soldo di Jack White) rimpiazzato dal fratellino Rodriguez-Lopez Marcel, piccoli attriti personali velocemente risolti e altri dissapori con la casa discografica che hanno inciso sui tempi della release del recente ‘Noctourniquet’, pubblicato solo a marzo scorso e, in mezzo, l’inarrestabile produzione solista di Omar Rodriguez-Lopez, il suo esordio da regista, concerti realizzati sotto altri moniker, altri progetti paralleli come se piovesse e pure la reunion degli At The Drive-In. Tanta carne al fuoco, decisamente troppa col risultato che ‘Noctourniquet’ risulta disco da sufficienza con, rispetto al passato, più interesse verso tastiere ed elettronica ma caricato anche di troppe aspettative dopo così tanti anni.

Per quel che riguarda questo ritorno in Italia, ancor prima dello show c’è da considerare lo spostamento dal più capiente Alcatraz, dove era schedulato in origine, ai Magazzini Generali, alla fine comunque pieni, e lo scoramento di molti fan nell’apprendere dalle prime setlist del tour la quasi completa mancanza di brani dalla produzione passata. Eppure, alla prova dei fatti, la prestazione è stata buona e godibile. Con ordine: ad aprire la serata ci pensano Le Butcherettes, band messicana prodotta dallo stesso Rodriguez-Lopez e guidata dalla scatenata Teresa “Teri Gender Bender” Suarez: proto punk infarcito di soul e lei, giovane irruente (non avrà ancora 25 anni) che pare nata da una scopata sbronza tra Iggy Pop e Cat Power, voce poderosa e pur “malata”, presenza scenica enorme e follia, tra crowd surfing e voli sul palco (fino ad un atterraggio di schiena). A completare la band Lia Braswell alla batteria e proprio Omar Rodriguez-Lopez al basso, per lui un divertissment – nostalgia (all’esordio con gli At The Drive-In, quasi 20 anni fa, ricopriva proprio il ruolo di bassista). Veloce cambio di strumentazione e alle 22 in punto, introdotti come sempre dalle note di ‘Per un pugno di dollari’ di Ennio Morricone, salgono sul palco i Mars Volta, a completare il quintetto c’è sempre Juan Alderete al basso, già visto quest’anno in Italia con i suoi Big Sir.

L’attacco è con l’accoppiata ‘Aegis’ / ‘The Whip Hand’ ovvero i primi due brani del nuovo album, seppur in ordine invertito, e da subito è palese come la dimensione live rinvigorisca e di molto i nuovi pezzi, la band è in forma, soprattutto Cedric Bixler, di certo in ottima tenuta vocale come non lo si sentiva da tempo e senza troppi eccessi negli effetti alla voce, tuttavia ancora tanto cazzone da appiccicare un chewing gun sull’obiettivo di un fotografo. L’acustica dei Magazzini non è neppure male, paradossalmente proprio le tastiere messe in risalto nel nuovo album si sentono spesso poco, così come la voce di Omar Rodriguez su alcuni cori. Di contro, l’accoppiata cassa / batteria arriva dritta nello stomaco e certifica l’intesa della nuova sezione ritmica, Parks è una drum machine umana, Alderete fa valere tutta la sua esperienza di bassista attraverso praticamente qualsiasi genere. ‘Lapochka’, brano che su disco mi aveva convinto davvero poco, si rivela trascinante col suo andamento quasi funkeggiante, ‘Trinkets Pale Of Moon’, pure deludente in versione lp, è tutta altra cosa in versione extended da un quarto d’ora circa. Climax dell’esibizione, la scatenata jam a metà setlist, che permette a Omar di sfogare i suoi languori chitarristici e al compare Cedric di sfoggiare ancora di più il suo istrionismo, tra i soliti convulsi balletti e improvvisati vocalizzi. ‘In Absentia’ a seguire, forse il brano migliore da ‘Noctourniquet’ in cui elettronica e tastiere sono centrali, risulta un po’ penalizzato dal mix. Poco male: dopo circa un’ora e venti con dieci brani (su tredici) tratti dall’ultimo album e una jam, la band concede al pubblico, all’apparenza comunque tutt’altro che insoddisfatto, ‘The Widow’, il singolo più noto dei Mars Volta, accolto con un boato, da macchine fotografiche e telefonini in alto e da singalong, richiesto dallo stesso Bixler (“Abbiamo dei problemi con l’audio quassù per cui aiutateci col prossimo brano, aiutateci ad aiutarvi!”). A chiudere il concerto, i quasi dieci minuti di ‘Goliath’, sempre coinvolgente. Come sempre, nessun bis.

Una prestazione superiore alle ultime cui avevo assistito in Inghilterra nel dicembre 2009, con buona pace di chi si è lamentato della mancata esecuzione di brani da ‘De-loused In The Comatorium’ allora saccheggiato, assieme al suo successore ‘Frances The Mute’.  Una band che continua a perseguire la sua strada, incurante di critiche e risposte dei fan, spesso riuscendo ad alienarli e a dividere soddisfatti e delusi, dai membri troppo concentrati su più fronti per focalizzare e incanalare le energie e le risorse nel progetto più importante. Tutto sommato, un applauso alla coerenza e all’ostinazione, per quanto il parere possa sembrare scontato o di parte, dal vivo si confermano comunque una macchina rodata e quasi mai deludente, sebbene spesso i nuovi brani raramente dimostrino valore e impatto paragonabile ai loro pezzi storici, richiesti e, spesso, a torto o a ragione, rimpianti.

Piero Apruzzese