The Mahones @ Traffic [Roma, 23/Aprile/2012]

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A volte i concerti migliori sono quelli per cui non hai alcuna aspettativa. Ma questo vale per tante altre cose: un film, un libro, un album. E nonostante la poca affluenza al Traffic per l’esibizione di questo gruppo canadese, l’atmosfera che si è creata mi ha cambiato l’umore, in meglio naturalmente. Consigliati da un amico decido di andare più o meno a scatola chiusa. Intendo dire che il nome Mahones mi diceva qualcosa ma ero completamente digiuno sui loro pezzi e sul resto. Mi sono limitato a vedere qualche video su youtube e giungere alla conclusione che qualsiasi band che fa celtic punk non può non divertire almeno un po’. O per lo meno bisogna mettersi proprio d’impegno per rendere una musica così festosa una merda. È un lunedì sera, quindi si può anche sorvolare sulla poca gente presente al concerto. Quando arrivo si stanno esibendo i Reno Divorce, da Denver, hardcore melodico, punk rock con la triade di influenze base dai Ramones ai Clash passando per i Pogues, sound tipico del punk di Orange County. Ogni brano è molto, molto melodico ma il sound è cristallino, stacchi belli compatti e i soliti tre accordi a una discreta velocità. Quello che stona in questo genere è la voce e i cori da usignolo nonostante la faccia brutta ricoperta di piercing e tatuaggi da veri punk rocker, ad ogni modo bravi, anche perché ad ascoltarli saremo stati meno di una trentina e a fine esibizione in molti già cominciavano a muoversi.

Pausa birra chiacchierando dei Pogues visto che eravamo in tema e incrociamo, sorridenti, Katie McConnell, ovvero la ragazza che suona la fisarmonica. Gli altri membri sono già sul palco, alla fine sale anche lei mentre noi ci appostiamo abbastanza vicini. Il gruppo di fedelissimi è aumentato mentre mi accorgo del fare molto americano anche di questa band, nonostante siano canadesi, ma il cantante Finny McConnell è sul genere Dexter Holland degli Offspring, la ragazza ha uno stile un po’ più personale mentre al banjo c’è Sean Winter, brillo, allegro: sembra volersi solo divertire. Alla fine sarà proprio questo spirito che verrà trasmesso da tutto il gruppo al pubblico. Se all’inizio infatti l’esibizione sembrava abbastanza moscia, cioè i soliti pezzi, la solita struttura con l’assenza del fomento del pubblico e una band statica sul palco, la situazione si è ribaltata dopo poco, circa al quinto o sesto pezzo. Iniziano infatti con ‘Across the USA’, ‘A Great Night On The Lash’, ‘Whiskey Devils’, ‘Streets Of New York’. Già dai titoli si possono capire gli elementi tipici di questo genere che sembra essere sempre più americano, o meglio, fatto da americani e basato su tradizioni a cui alcune zone sono fortemente legate. In alcune parti del Canada è molto sentita la tradizione irlandese per esempio, così come a Boston negli Stati Uniti: ‘The Departed’ di Scorsese è ambientato a Boston e sottolinea molto la presenza della cultura Irish e nella colonna sonora ci sono i Dropkick Murphy’s. Mentre in ‘The Fighter’ di David O. Russell c’è un pezzo proprio dei Mahones. Insomma culturalmente l’influenza celtica in America del nord ha dato i suoi frutti! Se da noi si è unita al cantautorato e al folk in America si è scontrato spesso con il punk rock dando vita a band molto fiche! Il concerto prosegue con una cover dei Ramones (‘I Wanna Be Sedated’) e si conclude con i loro pezzi migliori cioè ‘Queen and Tequila’ e ‘Take No Prisoners’ mentre Sean Winter passa da una chitarra elettrica ad un Banjo tipico della musica celtica. Tornando scambiamo due parole con una coppia che è venuta addirittura da Pescara per vederli. Qualche scambio sulle relative scene cittadine e via: loro a farsi una foto con la band e noi verso casa, tranquilli e leggermente storditi.

Marco Casciani