The Maccabees @ Fabrique [Milano, 3/Febbraio/2016]

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Dopo i buoni riscontri di critica per ‘Marks To Prove It’, i Maccabees sono arrivati a Milano per l’unica data italiana a sostegno del loro quarto lavoro discografico. Dopo l’esibizione di Johnny Lloyd, di fronte a un pubblico piuttosto ristretto, il quintetto inglese dell’East Sussex fa il suo ingresso sul palco B del Fabrique: il colpo d’occhio è comunque buono. Il concerto è aperto dai primi due pezzi del loro ultimo disco: la title track e ‘Kamakura’. Nelle prime file si balla e si saltella, qualcuno canta anche a squarciagola, ma il resto del pubblico appare più freddo e meno coinvolto. Sono i fratelli White a cercare di trascinare i presenti, grazie anche a una maggiore presenza scenica rispetto a Orlando Weeks e Rupert Jarvis, piuttosto bloccati nella prima parte del concerto. Serve qualche pezzo perché i Maccabees ingranino e producano i primi acuti di un’esibizione altrimenti troppo piatta, seppur lontana dall’essere negativa da un punto di vista meramente tecnico. Il climax c’è e arriva nella parte centrale, con ‘Love You Better’, ‘Precious Time’ e ‘Spit It Out’. Nel mezzo, ‘Can You Give It’ ha rappresentato uno dei momenti più alti della serata: dalle prime alle ultime file si cantava saltellando. Poche parole e tanta musica, con i cinque di Brighton che raramente hanno preso la parola, se non per ringraziare i presenti o per preannunciare i pezzi di una scaletta corposissima, condensata in circa novanta di minuti di musica proposta quasi senza soluzione di continuità. Segue un’altra fase in cui l’attenzione dei partecipanti sembra calare, poi i Maccabees riescono a rialzare il livello della loro performance con ‘Grew Up At Midnight’ e ‘Something Like Happiness’. Quest’ultima, in particolare, si contende la palma di migliore con ‘Can You Give It’, grazie a un bel finale in crescendo capace, nuovamente, di coinvolgere tutto il pubblico. Il pezzo era stato anticipato dall’ironica “this is the last one, for now” di Orlando Weeks, seguita dai classici “we want more”: Weeks lascia il palco per ultimo, non prima d’aver ribadito il concetto (“I said ‘for now!”), fra le risate generali. In reprise, arrivano quattro pezzi, per un finale su livelli molto buoni: ‘River Song’ e ‘WW1 Portraits’ tratte dall’ultimo disco, ‘Toothpaste Kisses’ dal debutto e, per chiudere davvero, uno dei loro classici: ‘Pelican’. Termina così una piacevole serata d’indie rock, con i Maccabees autori di una prestazione senza infamia e senza lode, impreziosita da alcuni lampi, ma mai capace di spiccare realmente il volo.

Piergiuseppe Lippolis

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