The Last Shadow Puppets @ Piazza Castello [Ferrara, 5/Luglio/2016]

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Dà soddisfazione scendere le scale dell’hotel, la mattina, e trovarsi già nella piazza dove, in serata, si terrà il secondo concerto del nostro mini tour da fan e reporter. Scendere le scale, sì, perché siamo in un hotel eccellente sotto ogni profilo, ma con una pecca: nella struttura c’è un unico ascensore e per di più molto lento. Dettaglio inutile ai fini della narrazione? Ci torneremo più avanti. Sono ancora le dieci, ma c’è già fermento per il primo live in assoluto dei Last Shadow Puppets sul suolo italico. Un piccolo assembramento di fan è di fronte al nostro hotel, in attesa dell’arrivo degli artisti, uno più grande sotto gli archi che delimitano la zona della piazza, resa location per i concerti. Noi decidiamo di noleggiare le bici e girare per Ferrara, in lungo e specialmente in largo, perdendoci nella zona dei prati e dei campi sportivi, sciogliendoci al sole pedalando. Torneremo in zona verso le diciotto, per un’obbligata doccia, giusto in tempo per incrociare Miles Kane che lascia il backstage e si dirige nel  nostro hotel, brevemente intercettato da noi. Tempo mezz’ora e rieccoci dinanzi all’ascensore, pronti a scendere, laptop sotto braccio, nella comoda hall, per metterci sotto con il live report dei concerti della sera precedente, quelli di Wilco e Kurt Vile. Spazientiti dalla lunga attesa di fronte alla porta in lamiera, ci voltiamo per prendere le scale e le vediamo scendere da una ragazza con lunghe leve e capelli molto corti tinti di rosa. È una modella, nello specifico Taylor Bagley, meglio nota, da un anno a questa parte, come partner di Alex Turner. Allunghiamo l’occhio e notiamo che lui è proprio alle sue spalle, nascosto dalla proverbiale sottana. Lo avviciniamo, ha il gel del giorno prima nei capelli, la voce di chi ha fumato troppo e la faccia di chi si è appena svegliato. Poi mette in atto il metodo Stanislavskij, abbassa il viso e ce lo ridona con il sorriso più da cazzone che ci sia. Qualche secondo e lo perde di nuovo. Prima che sia troppo tardi gli chiediamo di scattare una foto e ci chiede di rivederla, per sentenziare ‘Cool Pic’ e sparire per le scale con andatura caracollante. Il pensiero in questo momento è solo uno: come farà quest’uomo a presentarsi su un palco, di qui a tre ore, in queste condizioni?

Il dubbio ci accompagnerà fino a quando, qualche minuto prima delle 21, il palco verrà occupato dagli Yak, trio garage-punk con origini nella nostra amata Wolverhampton, asshole city del nord dell’Inghilterra, da noi frequentata in passato per ragioni musicali. Il genere ci piace, alla loro città siamo affezionati, il nome di battaglia ci riporta in mente una band a noi gradita (gli Yuck), ma non apprezziamo il loro approccio troppo energico e poco organizzato. La potenza è nulla senza controllo, diceva una bombardante pubblicità di qualche anno fa, e lo stesso possiamo dire noi per chiudere il paragrafo relativo all’opening act. Ci saranno quindici minuti di attesa prima dell’apparizione dei Last Shadow Puppets, ovvero Miles Kane, cantante e chitarrista della band inglese The Rascals, poi solista, e Alex Turner, leader degli Arctic Monkeys, qui nel loro side-project. Anticipati sul palco dal quartetto d’archi al femminile, scelto con attenzione tanto per le doti estetiche quanto per quelle musicali e da basso e batteria, che porteranno ad otto gli elementi sul palco.

Con due album in otto anni, l’ultimo dei quali, ‘Everything You’ve Come To Expect’, pubblicato ad aprile, i due hanno forgiato un genere, un baroque pop in salsa retrò. I due frontman sono accolti da urla di giubilo, eccessive e preoccupanti, al momento del loro ingresso. Camicia a maniche corte per Kane, canotta bianca dentro i pantaloni e fazzoletto nero al collo per un Turner che ha ritrovato la piena forma e non sembra avere nulla a che spartire col fantasma incontrato per le scale qualche ora prima. La penultima serata di Ferrara Sotto le Stelle 2016, nonché la prima del tour italiano dei TLSP (la seconda data sarà a Milano, il giorno seguente) si apre con la splendida cavalcata sixties ‘Sweet Dreams, TN’, tratta dall’ultima fatica in studio, così come cinque dei primi sei brani in scaletta. Gli artisti dimostrano di credere molto a un disco che non ha ottenuto favori univoci da pubblico e critica, e non sbagliano. Per quanto l’ascolto del disco avesse dato l’impressione di un lavoro “piatto”, dal vivo risulta essere trascinante. Gli arrangiamenti scelti apportano in ogni caso miglioramenti e la presenza scenica dell’accoppiata Turner-Kane, due lupi da palcoscenico, fa il resto. Alex negli anni ha abbandonato sempre più la chitarra, suo strumento prediletto, per concentrarsi sulle parti vocali, qui condivise con l’amico e collega del Merseyside, e fare mosse che le ragazze trovano irresistibili e noi divertenti. Se pensiamo a quel ragazzino di Sheffield, che, felpa col cappuccio e frangettona, emergeva via My Space, e lo confrontiamo a quello di oggi, vestito Cavalli e che nei momenti morti dello show va a recuperare un pettine per sistemarsi i capelli, non riusciamo a pensare che sia la stessa persona, ma dobbiamo dire che al netto degli atteggiamenti da primadonna, dei quali ci interessa il giusto, musicalmente continua a non deluderci in nessuna occasione, e allora continuasse pure ad ancheggiare, se ne ha bisogno per portare avanti il suo percorso artistico. Miles Kane invece, con una carriera solista in standby, nonostante due ottimi lp, ha ancora molto da dimostrare, e sul palco si sbatte, dimostrandoci di essere un musicista valido ed energico, ed ancora un ottimo cantante, come dimostrato dagli intrecci di armonie vocali scambiate con Turner. Dopo quindici brani, tra i quali ‘Moonage Daydream’, riuscita cover, omaggio a David Bowie, e un’ora circa di live, sul palco restano solo le violiniste, per il finale di ‘Meeting Place’. Quando saluteranno anche loro inizieremo a sentire intorno a noi i borbottii di quelli che pesano la musica un tanto al chilo, o in questo caso, al minutaggio, ma dopo un paio di giri di lancette la band tornerà al completo con tre pezzi che sono un po’ la summa di questo progetto: ‘Everything You’ve Come To Expect’, title track del disco più recente, ‘Standing Next To Me’, pezzo più conosciuto e amato del primo album, con grande partecipazione dei presenti, e la conclusiva ‘In My Room’, colonna sonora adeguata per un qualsiasi film western. ’See you again Ferrara, maybe’, dice Alex Turner, con l’ultima parola pronunciata a voce più bassa. E lo stesso penseremo noi, l’indomani, meno dubbiosi di lui, mentre lasceremo una città che se manterrà una programmazione musicale di questo livello continuerà, anno dopo anno, a vederci tra i suoi ospiti.

Andrea Lucarini

Foto dell’autore

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