The Last Killers + The Bone Machine @ Traffic [Roma, 5/Gennaio/2007]

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Esattamente come un anno fa. Stesso locale. Stesso giorno. Stesso compagno furore di Dio. Stessa bolgia psych. E’ un modo originale di iniziare l’anno concertistico. Sempre sul campo. Tra decibel e sangue. Tra sesso e rock’n’roll. Tra fumo e umidità. Tra un pubblico misto lana frullato a dovere. La serata è impreziosita dalla presenza del nostro Gherardi. Uomo impeccabile e punta di diamante grezzo di Nerds Attack. Dopo un bellicoso succo di frutta sorseggiato come se fosse un amabile franciacorta mi dirigo nell’underground del club. Stanno infatti per vomitare riff e grezzi amplessi di chitarra i Sunglasses After Dark, quattro gaglioffi innamorati di Lemmy e Angus Young, che pestano e tirano come un vaporetto in ritardo sulla tabella di marcia. La risposta è buona. Ma è già tempo del cambio palco. L’acustica del Traffic è ormai eccellente. Si viene investiti come dentro una galleria del vento. Per questo rimaniamo incollati ai nostri posti in piedi per gustarci la psychobilly band più valida del circondario: The Bone Machine. E’ il solito set compatto. Velocissimo. Detonante. Del power trio laziale come sempre mascherato e innamorato dell’iconografia dei fumetti e degli anni 50. Jack Cortese, Big-Daddy Rott e Black Macigno rivoltano gli astanti. Inizia un (pericoloso) pogo sfrenato e circolare. Perchè la band non ha soste. Scorrono i loro cavalli di battaglia. Un brano nuovo. L’omaggio a Johnny Cash e il finale che come sempre è destinato al leggendario fuoco emanato da “Psycho” dei Sonics. Rutilanti. Divertenti. Umili. Come dovrebbe essere il prototipo di una band. Che vuole suonare. Ad alto volume. Ma suonare. Mentre siamo in attesa dei romagnoli The Last Killers assistiamo ad una scena da gioventù bruciata. Forse colpa di qualche scontro di troppo nel precedente pogo spiralato. I “segni” rimangono a terra. I contendenti si placano con un po’ di difficoltà. Ma siamo qui per la musica. Ed è quella che sono venuti a farci ascoltare i quattro “killers”. Sembrano usciti dalle pellicole di Elvis Presley (soprattutto il cantante Andy). Sembra uno squarcio di “Jailhouse Rock”. I nostri non intendono fare prigionieri dormienti. E’ garage rock di matrice sixties. Puro tranne che in alcuni frangenti che oscillano tra il punk della seconda ora alla Undertones (non a caso arriva anche “Teenage Kicks”) e certe ventate mod (vedi The Chords). E’ l’una e mezza passata. Usciamo perchè vogliamo alzare gli occhi al cielo e vedere la Befana. Seguirla. Sicuri che ci condurrà lontano per altre avventure. Che racconteremo puntuali. Con la solita passione. Il solito sangue.

Emanuele Tamagnini

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