The KVB @ Teatro Quirinetta [Roma, 15/Marzo/2016]

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Se i concerti “non eccezionali” fossero tutti così sarebbe una cosa fantastica. Perdonatemi l’avvio un po’ arcuato, non è la frase strana di turno per attirare l’attenzione, adesso mi spiego. Partendo dalla fine e dalle considerazioni a posteriori, il concerto dei KVB al Quirinetta non mi ha sconvolto in positivo, ma sicuramente neanche deluso e mi è sembrato di scorgere il medesimo sentimento anche dal resto del pubblico, con quel moderato apprezzamento che ha fatto sì che il duo inglese composto da Nicholas Wood e Cat Day “la portasse a casa”. Al primo colpo d’occhio appena giunto sul posto sembrava di essere ad un concerto dark qualunque, ma una volta addentratisi dentro al teatro romano è stata una piacevole sorpresa vedere anche facce nuove e personaggi che non ti aspetti, merito probabilmente del richiamo che questa venue (gestita molto bene) inizia a generare attorno ai propri eventi, grazie ad una programmazione miscellanea, ma di qualità. Un richiamo non dettato da un hype artefatto, bensì genuinamente riuscito, che non avrà portato al sold out sebbene la sala fosse quasi piena, ma che ha permesso la band di fare una performance con un’acustica più che buona, condizione essenziale per apprezzarne le molteplici sfumature stilistiche che con ogni probabilità sarebbero state messe a repentagli in un habitat più verosimile come un locale underground (con tutto il rispetto per l’impegno dei locali underground e l’atmosfera che vi si respira all’interno). La band d’Oltremanica ha ripagato i presenti con una performance d’impatto, sicura e matura, in un set fondamentalmente votato a promuovere l’ultima fatica in studio, ‘Of Desire’. dal quale saranno estratte ‘White Walls’, ‘Night Games’ e ‘Lower Games’, che aprono sia il disco che la scaletta di stasera, seguite dal magnifico singolo ‘In Deep’, cui si succedono in sequenza prima ‘Awake’ e poi ‘Unknown’, chiudendo la parentesi con ‘Never Enough’. Il loro approccio al palco è freddamente intimo, sprigionando energia non tanto per il modo in cui si rivolgono al pubblico quanto per l’intensità e la concentrazione che applicano sullo strumento e sulla resa dei pezzi, prendendoti discretamente per mano in un cammino verso l’estraniazione e l’ascesa in nebulosi lidi eterei.

Il massiccio impatto sonoro che si districa su svariati filoni di ispirazione, tendenzialmente di derivazione dark e new wave, strizza spesso e volentieri l’occhio anche a riverberi dal sapore noise e psichedelico, non è un caso infatti che il duo sia finito anche nella selezione ‘The Reverb Conspiracy’ (edita dalla casa madre della neo-psichedelia, la Fuzz Club Records), oltre ad aver pubblicato uno split con i Brian Jonestown Massacre, attestati che gli sono valsi i proseliti anche tra i seguaci della scena psych moderna. Nel resto del set i KVB coprono almeno con un pezzo ogni loro album (‘Again & Again’ da ‘Minus One’; ‘Fields’ da ‘Mirror Being’; ‘Hands’ dal primo disco ‘Always Then’; infine l’accoppiata formata da ‘Dayezed’ e ‘Lines’, entrambe estratte da ‘Immaterial Visions)’, ma la vera chicca è stata la sapientemente stravolta cover di ‘Sympathy For The Devill’, pescata da una delle preziose compilation edite da Cleopatra Records in cui vengono radunati nomi altisonanti del circuito psych attuale e gli si fa rendere tributo ad un determinato artista di culto, come gli Stones per l’appunto (tra gli altri sono presenti in catalogo anche Beatles e David Bowie, ma su tutte vi consiglio vivamente quella in omaggio ai Doors). Per concludere da dove avevo iniziato, non sto qui a dirvi di aver visto il concerto della vita, né si può dire che i KVB siano questi calorosi animali da palco, per quanto la proposta musicale sia stata senza dubbio più che apprezzabile. Gli ottimi spunti “riverberosi” (Accademia della Crusca, eccomi!) di Nicholas Wood, che si propagavano con le spalle ben coperte dal muro di suono fatto di sequenze e synth della compare Kat Day, hanno preso questo comune martedì e l’hanno reso una serata godibile di ritmata alienazione, che forse non ci rimarrà scolpita nel cuore, ma nel dubbio magari fossero sempre così, sopra alla media.

Niccolò Matteucci

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