The Kooks @ Eutropia [Roma, 23/Luglio/2015]

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Metti un giovedì di un’estate romana cocente oltre ogni aspettativa, metti la tua amica che torna dal Nord Europa e provvidenzialmente porta con se un’oretta di pioggia rinfrescante, metti una location suggestiva come quella dell’ex mattatoio di Testaccio e infine metti quattro ragazzi di Brighton pronti ad elargire novanta minuti di sano british rock. La pioggia è finita, l’aria rinfrescata e il Campo Boario è gremito di un pubblico variegato e sorridente. Alle 22.30 i Kooks fanno il loro ingresso sul palco iniziando con ‘Around town’, prima traccia di ‘Listen’, quarto album in studio della band inglese. Anche per l’ascoltatore più disattento sarà evidente l’abisso stilistico tra quest’ultimo lavoro e i tre precedenti, infatti si avverte subito la ricerca di nuove sonorità che si avvicinano al funk rock, caratterizzata dall’uso del synth e dalle coloriture ritmiche più in voga al momento e che riscontriamo anche nel live in brani come ‘Down’, forse il pezzo più riuscito dell’intero album, e in ‘Westside’ e ‘Forgive and forget’, difficile non muovere i fianchi a tempo su questi riffetti! Il quartetto di Brighton ha giustamente optato per un mix equilibratissimo tra le tracce del nuovo e vecchio repertorio per mantenere sempre vivo il coinvolgimento del pubblico. Ed è proprio sui brani del primo album ‘Inside in/Inside out’ che la platea si infuoca: cori da stadio per ‘Ooh La’, tutti gli smartphone alzati per ‘She moves in her own way’, timide pogatine sulle note di ‘See the world’. Non sono mancati momenti di nostalgica dolcezza adolescenziale per ‘Seaside’, eseguita solo voce e chitarra dal riccioluto frontman e per ‘See me now’, contenuta nell’ultimo album ed eseguita voce e tastiera e col pubblico rigorosamente con accendino alla mano. Terminata la parentesi miele siamo pronti per le ultime due attesissime hit storiche dei quattro di Brighton, e come previsto su ‘Junk of the heart’ e soprattutto sulla conclusiva ‘Naive’ il pubblico si scatena entusiasticamente grazie a un brano che nonostante i suoi quasi dieci anni porta con se ancora la carica e la leggerezza che caratterizza Luke Pritchard e soci.

Melania Bisegna

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