Kidcrash + Sugartown Cabaret + Dummo @ Leoncavallo [Milano, 6/Novembre/2009]

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“Stasera ci vogliamo emozionare?”. Credo sia stato questo il senso della telefonata di Chris ricevuta alle 18.58 di ieri mentre ascoltavo la selezione che Dj Tamagnini trasmetteva via etere (e via rete). Il Leoncavallo offre sempre piccoli(-grandi) eventi nello scantinato “Downtown” che si possono gustare non necessariamente ed esclusivamente nel fine settimana. Sembra che le band che vi suonano vivano li sotto come i topi ed escano allo scoperto quando è il loro turno. Spesso sono sconosciute, spesso no. In ogni caso sono perfettamente amalgamate a quelle pareti, a quei murales, a quel tipo di pubblico che è solito scovare, ricercare, più che disinfestare.

Non che sia un fan dell’emocore come lo definisce qualcuno. Ma credo che la curiosità a volte vada stuzzicata e molto spesso anche violentata. Sta di fatto che mi ritrovo tra giovanissimi cultori del genere a osannare altrettanti coetanei in camicette e jeans aderenti, spalleggiato da Chris che dai sui circa due metri di altezza perlustra ogni angolo di Downtown. Cominciano i perugini Dummo. Un trio niente male se non fosse per i ritmi troppo frenetici per loro: il desiderio della proiezione di quello che vorrebbero foggiare è più veloce dei loro riflessi. Ma ci provano e questo è abbastanza. Dunque “rispetto” come ieri sosteneva Matteo (AIM) intervistato da Emanuele.

Il cambio palco è rapido e “fai-da-te” come ogni cosa nello spazio autogestito di Via Watteau 7. Tra il pubblico si fanno spazio i francesi Sugartown Cabaret che seguono in tour i più famosi Kidcrash. E’ la seconda volta che vengono in Italia, al Leoncavallo, e Antoine B. “Toniozombie”, uno dei tre Antoine della tournée (comprese i/le roadie), ci tiene a farcelo notare mentre ci saluta con un buon italiano. Si ispirano a Isis, Cult Of Luna, ma credo cerchino qualcosa di più. Lo dimostra il leggero progressive che esce dagli amplificatori. Mede, il frontman, si sgola con i suoi grandi occhi chiusi rigirati verso l’alto. Qualcuno fa cenno di alzare il microfono della voce. Peccato che il mix da palco (unico mix nella sala), sia solo soletto, abbandonato ad un angolo del palco.

E’ ora dei Kidcrash (foto) di Portland, Oregon. Se la band si fosse fermata ‘Untill The Light Kills The Film’ (New Ruins, 2004) avrei certamente scritto “beh, certo si tratta di un discreto gruppo emo” E poi? Che dire?. Invece l’evoluzione e la maturità li hanno fatti regredire (nel senso buono evidentemente) al post-hardcore nato negli studi della ST Records e della più nota Dischord Records. Un percorso dalla pubertà all’adolescenza che con ‘Snacks’, ultimo lavoro che da il nome all’Eurotour, si conclude prima dell’ulteriore step generazionale. La voce urlata alla Ian MacKaye dei Fugazi in ‘Space Between Montains’ ne è la conferma. Eseguono un po’ tutti i pezzi del nuovo album. Interessante sicuramente ‘Grim Collections’, un pezzo con forti rimandi progressive, che eseguono perfettamente. Il batterista pare sfrutti al 50% le proprie capacità: con scioltezza e padronanza detta gli stop’n’go sul tratto che segue “gooood vibrationssss!”. Il resto della band non è da meno. Ottimi direi. Sono le 3 circa. E’ ora di riemergere.

Andrea Rocca