The Jim Jones Revue @ Freakout [Bologna, 12/Settembre/2014]

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Sono le 21.30. E’ presto ma io sono già al Freakout. Devo andare a vedere The Jim Jones Revue, l’ultima incarnazione del demonio e del rock. Assisterò per la seconda volta a questo gruppo di personaggi che nel giro di soli sette anni ha probabilmente scritto almeno uno dei più grandi dischi di rock and roll degli ultimi tre lustri: l’omonimo debutto del 2008. Jim Jones finisce stasera. E’ giusto così, piuttosto che fare la fine ridicola di tante altre band, decidono di morire giovani, con tre dischi e una carriera bruciante. Per cui oggi siamo convenuti in tanti a celebrarlo. Mentre faccio l’ennesima tessera della mia vita mi tende la mano il vecchio buon Lester, anima della mia r’n’r italian band preferita, i Landslide Ladies. Mi annuncia un paio di nuovi dischi solisti nel giro di un anno e parliamo dei Dirtbombs. Il modo migliore per ingannare l’attesa prima del reverendo Jim Jones. Il Freakout è pieno come un uovo, c’è gente da tutto il centro Italia, scorgo pure il cappellaccio da cowboy di Lou, ex-Small Jackets e tra una fiatella e un’ascella puzzosa mi infilo in prima fila. Ho deciso di guardare Jim negli occhi, voglio vederlo zampillare sangue stasera. Prima c’è il gruppo spalla, Jon J. Presely, trio dedito ad un blues scuro e duro. Dopo qualche sbadiglio devo dire che la band nel finale ha macinato uscendo tra gli applausi. Un abuona mezz’oretta di southern blues pesante. Ora sono in prima fila. La puzza si fa più forte, ma non mi schiodo da qui. A mezzanotte in punto i cinque cavalieri salgono sul palco, abbigliati come loro stile da romantici del rock and roll. È un urlo di Jim a dare l’inizio, il primo di una serie infinita di “Ohh yeahhh”. Si parte con il blues tarantolato e infuocato di ‘It’s Gonna Be About Me’ e Jim fa subito capire cosa ci aspetta. Si scalda, si accascia, scalcia, spruzza sudore, digrigna i denti, sbuffa come un bufalo, si tocca il cazzo, si tocca i capezzoli, spara a mò di mitraglia con la chitarra, litiga tutta la serata con le spie del palco, balla meglio di tutti noi messi assieme, dà insomma l’impressione che non sia il farewell tour ma piuttosto l’ultimo show della sua vita. Non si risparmiano neanche gli altri compari e su ‘Where Da Money Go’ cominciano a saltellare un po’ di teste. Si va avanti con ‘7 times Around The Sun’, solo batteria quattro voci e tastiera con grande effetto scenico così come allo stesso modo sarà cantata ‘Colission Boogie’ con tanto di corazzo del pubblico. Jim ghigna soddisfatto, quando apre la bocca per il suo ennesimo urlo sembra che potrebbe azzannare qualcuno con quei denti da macaco che escono fuori modellati a suon di yeah urlati senze tregua. Neanche a dirlo è però su quel pazzesco brano di ‘Rock And Roll Psychosis’ che il Freakout si lascia andare totalmente e diventa un turbinio di corpi che si appallottolano gli uni sugli altri, con le zizze delle ragazze che sembrano vogliano saltarti addosso. A fine canzone Jim ha la faccia di un gatto che ha appena mangiato un topo e il respiro affannato, ma si prepara il gran finale dei bis. Dove lascia spazio all’improvvisazione (beh quasi) trascinato da una micidiale versione di ‘High Horse’ e poi quando sembra tutto finito ne chiede se ne vogliamo un’altra. Risposta scontata ma quel “last song ever” con cui l’annuncia lascia un po’ di malinconia su tutti. Quel maledetto avverbio “ever” è un macigno difficile da mandar giù. E hanno suonato ‘Princess and The Frog’. E l’hanno suonata come se fosse l’ultima canzone prima della fine del mondo. Addio Jim Jones, ti ho visto al primo tour e ti ho visto alla fine. Lo racconterò un giorno a mio figlio. Promesso.

Dante Natale

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