The Intelligence @ Sinister Noise Club [Roma, 20/Maggio/2009]

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Un pomeriggio a parlare con il sensei è la causa di questa mia presenza agli sconosciuti, per me, The Intelligence. Gruppo di base a Portland, oramai una delle scene americane più interessanti (Parenthetical Girls, Au che saranno il 27 maggio all’Init, The Decemberists, M Ward, i meravigliosi The Shins, i Poison Idea nel passato e tanti tanti altri). Non sapendo come trascorrere questa serata il capo mi indirizza verso il quartetto dell’Oregon e io, fedele, gli obbedisco e vado. Al Sinister Noise in qualsiasi giorno della settimana vai ci trovi ormai sempre un sacco di gente ed è cosi anche stasera, che è mercoledì. Mi trascino con una Leffe in mano nel sotterraneo del locale e scopro due gruppi spalla. Guardo l’ora e sbuffo un po’. Solo un po’. I primi a suonare sono i Western Noise Orchestra, duo di Roma all’esordio o quasi. Cabaret da locale di Trastevere a parte, la band si fa apprezzare musicalmente per le composizioni strambe di blues e indie rock stralunato. Non male come inizio di carriera, il set è breve e scanzonato e non hanno annoiato.

Altro gruppo spalla, altro duo, i Deadly O. Qui la musica cambia totalmente, siamo di fronte a una sorta di grind punk nichilista e cinico. Brani schizzati dalla durata di un minuto e forse meno, a parte l’ultimo che si è prolungato ininterrottamente sulllo stesso riff per oltre 10 minuti. A me son piaciuti parecchio, molti del pubblico sono invece corsi sopra e la sala purtroppo si è svuotata. Ma forse era quella il loro obiettivo. Terrorizzare.

I The Intelligence sono in quattro, due maschietti e due femminucce, hanno fatto quattro dischi e sono sotto etichetta In The Red che ha nel suo catalogo pezzi da novanta come Jon Spencer, The Horrors, Black Lips, The Piranhas, Joey Reatard, The Dirtbombs etc…  La sala si riempie piano pian di nuovo per fortuna. A sentire i brani sul myspace me li aspettavo molto più strampalati e invece il loro concerto è stata un’onesta oretta (scarsa) di rock and roll classico. Molte le influenze surf nei giri di chitarra e nelle melodie. I brani si sono assomigliati tutti l’un l’altro, un blocco fisso di pezzi vigorosi ma nulla di trascendentale sinceramente. Abbastanza statici sul palco, non è che si siano danti l’anima. In effetti speravo in qualcosa di meno derivativo e invece è stata l’ennesima serata di rock and roll che mi insegue anche quando non ci deve essere. Maledetto.

Dante Natale

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