The Indelicates + Masoko @ Classico Village [Roma, 19/Gennaio/2007]

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Arrivo al Classico Village alle 22.30 e la prima cosa che faccio è fiondarmi al bar per ordinare una birra. Disdetta. È Chiuso. Devo cazzeggiare per ben trenta minuti prima di riuscire a prendere questa benedetta birra. La sorseggio con gusto, peccato che sia uno schifo. La serata comincia male.

Dopo un’altra mezz’ora inizia finalmente il concerto; aprono i Masoko, gruppo romano dedito alla commistione tra pop quasi cantautorale Battistiano, e new wave anni ’80 con particolare attenzione per Police e Wire. Il loro è un bel concerto: propongono brani del vecchio disco (“Bubù 7te”), più scarni ma forse più divertenti di quelli nuovi che comporranno il loro prossimo lavoro con la partecipazione di Giorgio Baldi (Max Gazzè, Raf…). Il pubblico sembra divertirsi parecchio, ballano gli onnipresenti fan del gruppo e gli habituè del locale. Anche i pezzi nuovi per quanto possano essere sicuramente più pop, non sembrano fuori luogo suonati in una scaletta nella quale predominano quelli del primo cd. Le canzoni di maggior coinvolgimento emotivo sono state “Alfonso” e “Cool”, e dopo aver accontentato i presenti con un bis, lasciano il palco.

La brutta esperienza di un’ora prima con quella disgustosa birra non ha fermato la mia sete di alchool. 5€ spesi per la suddetta bionda servita in uno squallido bicchierINO di plastica non hanno fatto che aumentare la mia voglia di bere qualcosa di buono. Adotto un’altra strategia: il cocktail. Altra delusione: niente white russian. Ma noi assetati sappiamo bene come aggirare questi miseri ostacoli che cercano di distrarci dal nostro obbiettivo, e dopo meno di un minuto di preparazione ecco che mi viene servito un tequila sunrise con spicchio di arancia rossa affogato nel bicchiere e fragola ad adornarne il bordo. Devo dire che sono rimasto soddisfatto.

Ora è il turno degli The Indelicates, gruppo nella cui line-up compare una ex cantante delle Pipettes (Julia Clark-Lowes, che ci delizia anche con le sue doti di tastierista) e altri misconosciuti personaggi forse rimediati al pub sotto casa. La loro musica? Prendete tutti gli stereotipi del rock inglese, mischiate con qualche ballata celtic-influenced (magari suonata con un flauto irlandese), aggiungete un po’ di noia e avrete la ricetta per preparare in pochi minuti questo concerto. Anche il pubblico non sembra divertirsi troppo, l’unico segno di coinvolgimento sono tre ragazzi che ballano un po’ sommessamente e addirittura con le mani in tasca! Un po’ pochino a mio avviso, e questi sono segnali per una band. Inoltre i suoni delle chitarre sono degni di un gruppo da festa del liceo, forse se si fossero portati gli amplificatori per avere il loro suono avrebbero risolto questo problema… forse. Nota buona per la voce di Julia; soave e dolce per tutto il set forse un po’ troppo influenzata da Tori Amos, così come gli arrangiamenti delle tastiere, ma comunque molto orecchiabile. I paragoni con la pianista americana però non finiscono qui perché la signorina Julia Clark-Lowes proprio come Tori Amos si è presentata al concerto con una deliziosissima gonnellina scozzese, e proprio come Tori Amos ha suonato per tutto il set (un’ora circa) con le gambe spalancate. Meno male che l’imbarazzo iniziale è stato sopraffatto dalla noia del concerto. Gli Indelicates sono indubbiamente migliori su disco che dal vivo, ciò non toglie che l’impressione avuta è quella di essermi ritrovato davanti ad una band che ha approfittato del nome di uno dei componenti per ingrassare il portafogli con qualche concerto in giro per l’Europa. Ed è stata forse la prima volta che un gruppo spalla ha fatto una figura migliore e ha coinvolto il pubblico più dell’headliner. Sono segnali? Vedremo…

Andrea Di Fabio

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